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Radioterapia: che fare
Grazia Leone, N. 1/2 gennaio febbraio 1998
In questo periodo segnato dal "ciclone Di Bella" si parla molto dei danni connessi alle cure oncologiche tradizionali. Per meglio dire, sembra che la chemioterapia, la radioterapia ma anche la chirurgia siano menzionate solo per essere criticate. Eppure, solo un paio di mesi fa il loro contributo sembrava fondamentale. Ci chiediamo, la gente si chiede, la più antica delle cure oncologiche tradizionali, la radioterapia, può ancora assicurare un contributo fondamentale alla lotta contro il cancro?
Secondo il professor Riccardo Maurizi Enrici, titolare della cattedra di Radioterapia presso l'università La Sapienza di Roma, la validità della radioterapia è dimostrata soprattutto per i tumori al 1° e 2° stadio. "E quindi improponibile - sostiene - che malati di cancro allo stadio iniziale o in una fase curabile con chemio e radioterapia abbandonino le cure tradizionali a favore di terapie alternative come il metodo del professor Di Bella, sul quale si potrà esprimere un parere soltanto a sperimentazione ultimata". Il 70% dei pazienti oncologici si sottopone a trattamenti radioterapici. É un dato dell'Organizzazione mondiale della sanità. E, talvolta, l'efficacia della radioterapia aumenta se associata alla chemioterapia. La combinazione dei due tipi di cura è molto utile per ridurre una massa tumorale prima di un intervento chirurgico, che sarà quindi meno mutilante, o per limitare il rischio di recidive dopo l'operazione. Alcuni protocolli, inoltre, prevedono l'uso di radiazioni prima di effettuare il trapianto del midollo osseo nei casi di leucemia. Professor Maurizi Enrici, quali sono gli effetti collaterali della radioterapia? Gli effetti collaterali di ogni cura vanno valutati in rapporto ai benefici che si ottengono. Grazie alla radioterapia non solo è aumentata la percentuale di persone guarite, ma è migliorata notevolmente anche la qualità della vita dei malati. Gli effetti collaterali della radioterapia dipendono dalla zona trattata e sono ridotti rispetto a quelli della chemioterapia. Possono verificarsi nausea, vomito, diarrea e diminuzione di piastrine e globuli bianchi nel sangue in via transitoria". A chi sostiene che il problema della radioterapia, semmai, consista nella carenza di strutture soprattutto nell'Italia centro-meridionale, cosa rispondere? Radioterapia: tutte le novità altro che da rottamare... É un problema reale. Oggi il Lazio, ad esempio, ha un numero molto inferiore di centri di radioterapia rispetto alla Lombardia. É vero che la spesa delle apparecchiature è elevata, ma esse vengono utilizzate per molti anni e, quindi, il costo di un trattamento radioterapico è più basso rispetto a quello chemioterapico. La questione, comunque, dovrebbe essere risolta nei prossimi anni poiché il "Piano oncologico nazionale" prevede l'allestimento di nuovi centri di radioterapia secondo le reali esigenze della popolazione. Intanto, si annunciano novità anche per l'università. La Sapienza di Roma. Nel nostro reparto di radioterapia oncologica, in cui vengono assistiti oltre 1000 pazienti all'anno di cui l'80% in day hospital, potremo curare molte più persone già a partire dal prossimo autunno, quando sarà completata l'installazione di due nuovi acceleratori lineari". In che cosa consiste e quando si applica la radioterapia? Considerata una delle tecniche più efficaci nella lotta contro i tumori, consiste nell'inviare radiazioni ionizzati sulla parte malata al fine di distruggerne le cellule. Si applica soprattutto su tumori ben circoscritti ed opera, quindi, in maniera più selettiva rispetto alla chemioterapia. La radioterapia si divide in due gruppi: curativa, usata per debellare i tumori ai primi stadi; palliativa, in caso di malattie avanzate, per rimuovere i sintomi ed alleviare il dolore. Si articola, inoltre, in tre classi in base alla radiosensibilità della parte trattata che meno è ricettiva ai raggi X più necessita di dosi elevate. Infine, si parla di teleterapia se le sorgenti radioattive sono poste all'esterno del corpo umano, di brachiterapia se sono all'interno. L'uso della seconda tecnica si preferisce quando la massa tumorale è di piccole dimensioni e si trova in una sede facilmente raggiungibile, ad esempio, nell'utero o nel cavo orale". Quali i successi sicuri? Praticata sul morbo di Hodgkin al 1º o 2º stadio, garantisce oggi, nel 90% dei casi, la sopravvivenza a dieci anni dalla fine della cura, percentuale nulla fino agli anni '50. Ora, con la radioterapia vengono curati con successo anche alcuni linfomi oltre alle neoplasie della mammella e quelle della testa e del collo come, ad esempio, il cavo orale e la laringe. Meno soddisfacenti i risultati sul cancro al polmone. Validissima si sta rivelando la radioterapia conformazionale con cui - grazie alla tomografia assiale computerizzata (Tac) e alla risonanza magnetica - la massa tumorale viene individuata in modo tridimensionale e, quindi, colpita dai raggi X in modo sempre più mirato a salvaguardia degli organi vicini. D'altronde, uno degli obbiettivi dei ricercatori consiste proprio nel mettere a punto tecniche con cui indirizzare i raggi sulla zona malata nel modo più preciso possibile. Una realtà attuale è l'adroterapia basata sulla produzione di adroni da parte di ciclotoni e sincrotoni con cui irradiare il tumore in maniera sempre più mirata. Tale tecnica è utilizzata, per esempio, per il melanoma dell'occhio con la possibilità di salvaguardare la vista. Esiste un programma che prevede l'installazione di un apparecchio di adroterapia in Italia, probabilmente entro il 2000. Intanto, le nuove acquisizioni di biologia molecolare fanno prevedere la possibilità di usare le radiazioni per una terapia genica con la quale aumentare la radiosensibilità dei tessuti malati evitando effetti dannosi su quelli sani. Una terapia, insomma, quella radiologica, dalle tante sfaccettature e lanciata verso traguardi interessanti.
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