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Tumore al polmone: balzo in avanti tra le donne

Cristina Mazzantini, N. 1/2 gennaio/febbraio 2011

Le donne sottovalutano, quando non ignorano, il tumore del polmone. Solo il 7 per cento lo ritiene infatti davvero pericoloso, dopo quello della mammella e dell’utero. Il resto associa una percezione di rischio medio-bassa. Le donne, solitamente attente e informate in tema di salute, disponibili a sottoporsi volontariamente agli screening per le principali neoplasie oncologiche femminili, appaiono decisamente superficiali e “impreparate” di fronte a questa forma tumorale. È bene ricordare che benché sia accresciuta la consapevolezza che il tumore al polmone non colpisca solo gli uomini, appena il 32 per cento delle donne sa che negli ultimi anni i decessi per questa neoplasia sono aumentati proprio tra la popolazione femminile, anche tra le non fumatrici. Si è così raggiunto il secondo posto tra le cause di morte oncologica. Soltanto il 28 per cento ritiene necessario evitare di respirare il fumo passivo, che tuttavia è associato ad un aumentato rischio di ammalarsi di tumore polmonare pari a circa il 30 per cento . È in tema di prevenzione che, indifferentemente uomini e donne, chiedono maggiori informazioni, oggi ottenute per la maggior parte dalla televisione (46 per cento), seguita dal medico di famiglia, internet, riviste e quotidiani. Fanalino di coda sono le iniziative istituzionali (3 per cento) sulle quali occorre dunque puntare maggiormente. Lo studio è stato realizzato da Elma Research su 600 persone tra uomini e donne di età compresa fra i 25 e i 60 anni e distribuite su tutto il territorio nazionale ed è stato presentato  recentemente a Roma.
«Il tumore al polmone»  ha spiegato il  professor. Armando Santoro, responsabile del dipartimento d’Oncologia Medica ed Ematologia dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano,  «costituisce sempre più un’emergenza sociale e sanitaria con circa 35-40 mila morti per anno nel nostro paese; mortalità che se aggiunta alle altre cause di morte per fumo, quali malattie cardiovascolari e respiratorie, arriva a superare gli 80 mila decessi l’anno. Solo fino a pochi anni fa, il tumore polmonare era una malattia a prevalenza maschile, con un rapporto d’incidenza maschi/femmine di 5:1. Oggi questa relazione è dimezzata arrivando a 2,5:1, il che indica come stia aumentando l'incidenza nel sesso femminile. I nuovi casi diagnosticati in Italia ogni anno sono fra i 30 e i 35 mila con una progressiva riduzione negli uomini ed un costante incremento nelle donne». 
«Sottovalutare il tumore del polmone per una donna» ha chiarito Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da, è un grave errore. Come confermano i nostri dati, questa neoplasia è ancora troppo sentita come ‘malattia del fumatore’ e gli atteggiamenti verso l’informazione, la prevenzione, la diagnosi e le cure non sono quindi affrontate con sufficiente consapevolezza. Chi non fuma non si sente toccato dal problema ed assume un comportamento d’indifferenza e disinteresse; chi lo fa si sente razionalmente esposto ma mette in atto un atteggiamento emotivo difensivo e distaccato. Solo una esigua parte di popolazione, indipendentemente dall’abitudine al fumo, si mostra coinvolta e sensibile verso tutto ciò che ruota attorno al tumore del polmone. Dunque, i primi impegni per invertire questo trend negativo devono quindi essere rivolti alla sensibilizzazione, cominciando dalla popolazione e dall'opinione pubblica. A livello di cura, nel nostro network Bollini Rosa, esistono ospedali che offrono servizi mirati alle donne, ad esempio il Programma ‘Mamme libere dal fumo’ ed i centri antifumo che impostano interventi personalizzati per aiutare la donna a smettere di fumare e mantenersi astinente”.
«Come rappresentati delle donne parlamentari» come hanno puntualizzato  la sen. Fiorenza Bassoli (PD) e l’on. Sabrina De Camillis (PdL), «confermiamo il nostro impegno a fianco di O.N.Da per diffondere questo importante messaggio e a farci portatrici di una campagna istituzionale contro questo tumore, in particolare contro il vizio del fumo sempre più diffuso tra le adolescenti. Proprio per questo» ha aggiunto la sen. Bassoli, «è necessaria l’approvazione in Senato di un testo di legge che preveda l'aumento dai 16 ai 18 anni dell’età in cui si può fumare». 
Alla donna si richiede dunque oggi una maggiore attenzione verso il tumore polmonare. «Come confermato dai dati di questa indagine», ha spiegato la professoressa Silvia Novello, pneumologo dell’Unità di Oncologia Toracica dell’Università di Torino, ospedale San Luigi Gonzaga, e presidente Walce, Women Against Lung Cancer in Europa, «la sensazione generale è che le donne siano più spaventate da altri tipi di tumore, mammella o utero, non rendendosi conto che il tumore del polmone colpisce il 26,6 per cento delle donne contro il 19.9 per cento degli uomini, e che l’adenocarcinoma negli ultimi anni ha registrato un aumento del 21.6 per cento dei casi nelle donne e solo del 9.6 per cento nei maschi. Anche l’età in cui insorge la malattia è diversa: le donne si ammalano prima, nel 23,3 per cento dei casi hanno meno di 50 anni all’esordio della malattia. Negli uomini il dato è opposto, nel 78 per cento dei casi la malattia insorge dopo i 50 anni». Oggi, inoltre, si ha conferma che le donne sono geneticamente più predisposte degli uomini a sviluppare il tumore del polmone, siano esse fumatrici o meno. «Sono loro infatti» ha precisato la professoressa  Novello, «a contrarlo con maggiore facilità per una diversa capacità della donna di riparare il DNA danneggiato». Ancora una volta sembra che a determinare queste sensibili differenze siano gli ormoni estrogeni, tanto che fra le donne si ottengono risultati diversi analizzando coloro che si ammalano in età fertile e quelle che contraggono la malattia in menopausa.
«AstraZeneca ritiene sempre più importante e necessario sostenere iniziative di informazione e sensibilizzazione dedicate al paziente – commenta Raffaele Sabia, Direttore Medico di AstraZeneca Italia – e per questo ha deciso con piacere di sostenere l’indagine di O.N.Da presentata recentemente, un’iniziativa di responsabilità che si affianca allo storico impegno nella ricerca e sviluppo nell’area dell’oncologia. «I risultati dell'indagine evidenziano quanto sia importante diffondere la conoscenza sul tumore del polmone, che colpisce 1.300.000 nuovi casi ogni anno nel mondo, sensibilizzare alla disassuefazione dal fumo e sottoporsi con regolarità agli screening consigliati. Un messaggio chiaro e importante» ha concluso  il dott. Sabia, «rivolto principalmente alle donne, da sempre più attente e sensibili alla propria salute e al benessere di tutta la famiglia».

Indirizzi utili
ISTITUTO CLINICO HUMANITAS IRCCS - ROZZANO
via Manzoni, 56 - 20089 Rozzano (Mi) 
Centralino:  02 82241
Prenotazioni/informazioni:  02 82248282
www.humanitas.it
Cure palliative e terapia del dolore - Dott. Armando Santoro – tel.  02 82244540

AZIENDA SANITARIA OSPEDALIERA SAN LUIGI GONZAGA - ORBASSANO
Regione Gonzole 10 - 10043 Orbassano (To)
Centralino:  011 90261
Prenotazioni/informazioni:  011 9026006
www.sanluigi.piemonte.it
Oncologia polmonare - Prof. Giorgio Scagliotti - 011 9026.413-414-539

Cancro al polmone: si vive meglio con Afatinib
Non aumenta la sopravvivenza complessiva, ma Afatinib, un nuovo farmaco antitumorale di Boehringer Ingelheim, nei pazienti con cancro al polmone ritarda in maniera significativa la ripresa della progressione del tumore.
È questo uno dei dati salienti dello studio di fase III Lux Lung 1 presentato  a Milano al 35° congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo). Lo studio, che ha confrontato il nuovo farmaco a placebo in quasi 600 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, ha evidenziato che Afatinib pur non avendo raggiunto l’endpoint primario della sperimentazione, cioè l’aumento della sopravvivenza complessiva, ha triplicato il periodo di sopravvivenza libero da progressione di malattia rispetto al placebo (3,3 mesi vs 1,1 mesi).
«Nella pratica clinica è molto importante per i pazienti ottenere miglioramenti dei principali sintomi correlati al tumore polmonare, quali tosse, dispnea e dolore» ha commentato Vera Hirsch, sperimentatore dello studio e presidente del Comitato sul tumore polmonare della McGill University, Canada. «Inoltre il peggioramento di alcuni di questi sintomi è stato significativamente ritardato nei pazienti che avevano ricevuto afatinib nello studio LUX Lung 1», ha concluso la Hirsch
Nel corso del congresso sono stati inoltre presentati i risultati di uno studio di fase II (LUX-Lung 2) che ha riguardato pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato con mutazioni dell’Egfr (Epidermal growth factor receptor) che non erano stati trattati in precedenza o che avevano avuto una progressione di malattia a seguito di una linea di chemioterapia. In questa sperimentazione afatinib ha determinato una risposta complessiva del 61% e un periodi di sopravvivenza libero da progressione della malattia pari a 14 mesi.

Una compressa per i malati al polmone
Scoperto a Livorno un nuovo farmaco che potrà sostituire la chemioterapia nei pazienti affetti da tumore al polmone con mutazione EGFR evitandone gli effetti collaterali.
Al Congresso della Società europea di Oncologia a Milano, Federico Cappuzzo, direttore dell'Unità operativa di Oncologia medica all'ospedale di Livorno, ha presentato un nuovo farmaco capace di bloccare la moltiplicazione di cellule cancerogene.
Il direttore generale dell'Azienda USL 6 di Livorno Monica Calamai ha dichiarato: «La discussione di studi come questo in sedi tanto prestigiose, permette di far apprezzare l'opera dei nostri esperti a livello internazionale e conferisce alla nostra Sanità, sempre al passo con la ricerca, un importante riconoscimento».
Le ricerche hanno dimostrato che l'assunzione di questo medicinale da parte di soggetti affetti da carcinoma polmonare, ha riscontrato risultati migliori rispetto al tradizionale uso della chemioterapia, soprattutto per i pazienti che presentano la mutazione del gene EGFR (per lo più donne e non fumatori). Il trattamento con Erlotinib permette di agire in modo più selettivo, riuscendo a impedire lo sviluppo delle cellule cancerogene e a ucciderle, eliminando gli effetti collaterali della chemioterapia.

Buone speranze per il tumore al polmone grazie a un farmaco in sperimentazione
Un nuovo farmaco ancora in fase sperimentale promette di aiutare almeno il 5 per cento dei pazienti colpiti dal tipo di tumore ai polmoni più comune, quello non a piccole cellule. Il prodotto sembra però non efficace contro alcune neoplasie resistenti.
Un nuovo studio del Massachusetts generale hospital rivela che il medicinale della Pfizer - crizotinib - sperimentato su un gruppo di malati sottoposti ad almeno un ciclo di trattamenti anti-cancro, è riuscito a ridurre le dimensioni del tumore dei polmoni nel 57 per cento dei pazienti e ha stabilizzato la neoplasia in un altro 33 per cento di volontari.
Secondo le proiezioni calcolate nel rapporto - pubblicato sul New England journal of medicine - il 72 per cento dei pazienti potrebbe avere almeno sei mesi di vita dall'inizio della nuova terapia senza un peggioramento della malattia.
«Nonostante si tratti di uno studio di fase I, la forte risposta osservata nei pazienti che hanno ricevuto crizotinib, suggerisce che ci stiamo avvicinando allo sviluppo di trattamenti 'personalizzati' contro il tumore», ha osservato il portavoce della Pfizer, Mace Rothenberg.
Ma crizotinib può creare resistenza: uno studio dell'università  di Tokyo ha reso noto che un paziente sotto terapia con crizotinib ha sviluppato due mutazioni indipendenti l'una dall'altra, che hanno reso il tumore resistente al nuovo farmaco.
Il prodotto verrà sottoposto all'approvazione della Food and drug administration all'inizio del 2011.

Nuove speranze con il laser anticancro
Al Barnes-Jewish Hospital è stato usato un nuovo dispositivo, il Monteris AutoLITT, capace di colpire in modo selettivo le cellule tumorali e cuocerle. Il dispositivo, già approvato dalla Food and Drug Administration statunitense (e presente in 3 ospedali), regala nuove speranze ai soggetti malati di cancro con quadri clinici molto complessi.
Il Monteris AutoLITT è un dispositivo laser pilotato dall'MRI (imaging a risonanza magnetica), che permette alla sonda di colpire solamente le cellule tumorali lasciando intatti i tessuti sani; una volta selezionate le cellule bersaglio, le cuoce dall'interno e le fa coagulare.
Questa tecnica è già stata applicata alla Washington University School of Medicine su un paziente affetto da cancro cerebrale recidivo, che fino a poco tempo prima era considerato non più operabile a causa della profondità del tumore e dei precedenti interventi chirurgici.
Il Monteris AutoLITT ha permesso di creare un foro sulla calotta cranica non più grande della punta di una matita, attraverso il quale è stato inserito il laser che ha agito solo sulle cellule cancerogene.

Nuove speranze per cancro all’ovaio
Sembrano aprirsi nuove strade nel trattamento del tumore dell’ovaio, che ogni anno in Italia colpisce circa 4.500 donne (nella forma più frequente, quella epiteliale) e provoca 3.000 decessi. I dati, ancora preliminari, vengono dallo studio internazionale ICON7 e sono stati presentati al 35° congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo) , svoltasi a Milano
Stato a questi risultati, bevacizumab, farmaco biologico che agisce inibendo l’angiogenesi, ha mostrato di aumentare del 15 per cento a un anno la probabilità per le donne di vivere più a lungo senza che la neoplasia peggiori. Un risultato importante per un tipo di cancro che nell’80 per cento delle pazienti tende a recidivare. «Si tratta di una svolta importante» ha spiegato Sandro Pignata dell’Istituto tumori Fondazione G. Pascale di Napoli, «nel trattamento di una malattia che negli ultimi anni non ha offerto nuove opzioni terapeutiche. In questa forma di cancro la diagnosi precoce è difficile perché non vi sono sintomi che la permettano. Con la conseguenza che nell’80 per cento dei casi il tumore viene scoperto solo quando è già in fase avanzata». Lo studio ICON7 ha coinvolto 1.528 donne, suddivise in due gruppi: al primo è stato somministrato il trattamento standard, al secondo la chemioterapia tradizionale associandola a bevacizumab. «Siamo riusciti a cronicizzare la malattia», ha proseguito Pignata, «grazie alle armi che abbiamo oggi a disposizione. Uno dei problemi più importanti nel trattare questa patologia non è la risposta iniziale alla chemioterapia, ma il fatto che per la maggior parte delle pazienti il tumore si ripresenta dopo un certo periodo di tempo, nella maggior parte dei casi entro 15 mesi dalla diagnosi iniziale».
I dati dello studio ICON7 presentati all’Esmo sono ancora preliminari (quelli definitivi saranno disponibili tra due anni), ma, allo stato, sembrano confermano i risultati positivi già evidenziati dal trial GOG 0218 al Congresso americano di oncologia medica (Asco) dello scorso giugno.

ISTITUTO NAZIONALE PER LO STUDIO E LA CURA DEI TUMORI "FONDAZIONE PASCALE" - NAPOLI
Via Mariano Semmola - 80131 Napoli  
Centralino:  081 5903111
Prenotazioni/informazioni:  081 5462833
www.fondazionepascale.it
Ginecologia oncologica - Prof. Stefano Greggi, Dottor Sandro Pignata – tel. 081 5903.417-851

Assobiotech  condivide la proposta Aiom-FAVO
«Condividiamo pienamente la posizione dell’Associazione Italiana di Oncologica Medica (AIOM) e della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO). I farmaci innovativi devono infatti essere garantiti a tutti i cittadini, che hanno il pieno diritto di usufruire di quanto la ricerca biotech mette a disposizione»  ha dichiaratoAlessandro Sidoli, Presidente di Assobiotec – l’Associazione nazionale per lo Sviluppo delle Biotecnologie, che fa parte di Federchimica – a commento di quanto affermato in occasione del XII Congresso nazionale AIOM a Roma.
«È indispensabile che lo Stato permetta un accesso omogeneo alle nuove terapie su tutto il territorio nazionale, cosa che oggi non avviene. Da troppo tempo siamo in attesa che la Conferenza Stato-Regioni prenda in considerazione la proposta, avanzata quasi un anno fa dal Ministro della Salute Ferruccio Fazio, di inserire automaticamente i farmaci innovativi nei prontuari regionali, a seguito della loro approvazione da parte dell’Agenzia italiana del farmaco. C’è bisogno però» ha concluso Sidoli, «che la definizione di ‘farmaco innovativo’ venga completata con l’aggiunta di farmaci orfani e farmaci sottoposti a registro. Ciò garantirebbe ai pazienti l’effettiva possibilità di accedere alle cure migliori oggi disponibili, in tempi rapidi, con un elevatissimo grado di appropriatezza terapeutica e senza nessuna discriminazione geografica».

Lo stomaco messo a rischio da grigliate, fumo e alcol
Le “trasgressioni” del fine settimana, se diventano consuetudine, aumentano esponenzialmente il rischio di tumore allo stomaco, uno fra i più sensibili a stili di vita sbagliati. L’eccesso di alcol, il fumo e soprattutto un’alimentazione scorretta sono i principali imputati. Sotto accusa un forte consumo di carni rosse, specie se cotte alla brace, cibi affumicati, salati e/o conservati, poca frutta e verdura. «Gli italiani non conoscono questa neoplasia, nonostante sia il quarto big killer e colpisca più di 12.500 persone l’anno con 7.500 decessi» ha afferma il prof. Carmelo Iacono, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). «Per questo abbiamo deciso di realizzare un progetto specifico su questa malattia e la prima guida a “marchio” AIOM su come prevenirla e affrontarla. Da oggi in tutte le librerie (Giunti editore), è un vero e proprio vademecum strutturato a domanda e risposta con consigli, ricette, approfondimenti, un elenco delle strutture di riferimento, regione per regione e le ultime novità nelle terapie. È recente infatti l'approvazione da parte di EMEA e FDA di trastuzumab in combinazione con la chemioterapia per il trattamento del tumore gastrico e della giunzione gastroesofagea metastatico HER2 positivo (sigla che indica la proteina prodotta da un gene specifico). Trastuzumab è un farmaco  che agisce su specifici bersagli molecolari, già ampiamente utilizzato nel tumore della mammella e sarà disponibile in Italia all’inizio del 2011 per questa nuova indicazione». La Società scientifica, che ha inaugurato a Roma il XII Congresso nazionale, è molto impegnata in progetti di informazione e sensibilizzazione per la popolazione, con riguardo soprattutto a patologie di cui si sa poco e su cui non esistono strumenti di screening.

Le staminali per uccidere i tumori
Dei ricercatori italiani hanno introdotto nelle cellule staminali di soggetti malati un gene che esprime la proteina trail che attacca le cellule tumorali distruggendole. Si tratta di un team di scienziati italiani, guidati da Alessandro Massimo Gianni dell'Istituto nazionale dei tumori, che ha collaborato insieme al San Raffaele di Milano, al Gaslini di Genova e al Baylor College of Medicine di Houston nello studio che ha scoperto delle staminali in grado di combattere i tumori. Di solito il tumore utilizza le cellule staminali del sangue per trarre il nutrimento necessario per sua moltiplicazione, ma il team italiano ha introdotto in queste cellule un gene che produce una particolare proteina, Trail il suo nome, che attacca direttamente la membrana delle cellule tumorali e le uccide. In laboratorio, vengono prelevate dal malato le staminali che poi vengono armate e reiniettate nel soggetto; questa tecnica non arreca alcun problema, perché le cellule staminali Ogm colpiscono solo le cellule tumorali. La tecnica potrà essere utilizzata sui pazienti entro tre anni.
Il presidente della Repubblica Napolitano ha spiegato «Anche in questi momenti di crisi, anzi soprattutto in questi momenti, c'è un gran bisogno di investire nella ricerca». Ed è proprio grazie ai finanziamenti dell'AIRC (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) che è stato possibile portare a termine quest'importante scoperta.

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