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Tumore alla faringe: record nel nord est d'Italia
Vera Lanza, N. 1/2 gennaio/febbraio 2011
I forti bevitori hanno un importante rischio di sviluppare il tumore del cavo orale e della faringe. Per capirci: bere 4 o piu' bicchieri al giorno di vino, birra o superalcolici moltiplica di 7 volte il rischio di tumori alla faringe e quintuplica la probabilita' di cancro del cavo orale. Questi sono i risultati che emergono da una maxi-analisi sistematica di tutti i dati disponibili sull'argomento in Europa, Asia e Americhe, pubblicata sulla rivista scientifica, 'Oral Oncology', condotta dalla dottoressa Federica Turati e colleghi presso il Dipartimento di Epidemiologia dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri", il Dipartimento di Medicina del Lavoro dell'Università degli Studi di Milano, il Dipartimento di Statistica dell'Università di Milano Bicocca, la Iarc/Oms, e la Mount Sinai School of Medicine di New York. Sulla base di una analisi combinata di 31 studi epidemiologici, per un totale di 12.083 casi, i soggetti che consumavano 4 o piu' bicchieri di bevande alcoliche (vino, birra, superalcolici) hanno avuto un rischio di tumore della faringe (orofaringe ed ipofaringe) pari a quasi 7 volte quello dei non consumatori/consumatori occasionali. Per quanto riguarda il tumore del cavo orale, il rischio dei forti bevitori era invece quasi quintuplicato. Tra le localizzazioni tumorali considerate (lingua, orofaringe e ipofaringe), l'alcol e' risultato essere particolarmente associato al tumore dell'ipofaringe, dove il contatto con gli epiteli e' piu' prolungato. "Il punto di forza di questo studio - ha dichiarato la dottoressa Turati - sta nell'aver incluso tutti gli studi pubblicati sull'argomento nel mondo e di averli analizzati in modo sistematico e trasparente, ottenendo in tal modo stime di rischio basate su una casistica di dimensioni uniche. Cio' ha reso possibile l'analisi dettagliata di sottogruppi di soggetti". ". Insieme all'alcol, anche il fumo e' un fattore di rischio per i tumori del cavo orale. E i numeri di queste malattie nelle regioni del Nord Est, ipotizzano gli esperti, sono probabilmente legati a "un passato di elevato consumo di alcol e tabacco". Ogni anno in Italia si registrano circa 2.000 decessi per tumore del cavo orale e faringe negli uomini e 700 nelle donne, e un totale di oltre 5.000 nuovi casi, con tassi di incidenza particolarmente elevati nel Nord Est. Questo eccesso di tumore del cavo-orale/faringe nelle regioni del Nord Est e' riconducibile a un passato di elevato consumo di alcol e tabacco.
Accanto al fumo sotto accusa c’è l’inquinamento
Accanto all’uso eccessivo di alcol e al fumo di sigaretta, pericolosi per la nostra salute e per l’insorgenza dei tumori, sotto accusa da sempre è anche l’inquinamento atmosferico. Questo è dimostrato sia causa determinante dei danni alle funzioni respiratorie, endocrine e a carico dell'apparato neuro cognitivo, soprattutto dei bambini. Le funzioni respiratorie sono le prime ad essere compromesse, con aumento di bronchiti e fenomeni allergici. Ma i danni spesso iniziano già nella fase fetale. Durante un convegno ‘l'inquinamento è nemico della salute dei nostri figli’ furono rese note delle indagini fatte sul latte materno di puerpere di Taranto. Queste hanno dimostrato che il latte pur mantenendo inalterato il forte valore immuno protettivo, contiene elementi contaminati. Il che dimostra come purtroppo alcuni elementi, come il mercurio o gli IPA (Idrocarburi Polieieliei Aromatici), stanno entrando nel ciclo biologico con danni ancora difficili da prevedere. Durante il suo intervento, il professor Patrizio Mazza, Primario del reparto di Oncoematologia dell'Ospedale Moscati di Taranto, da anni in prima linea per la battaglia al fumo (che lo portò a diagnosticare nel 2008 a un bambino di 3 anni, un linfoma del rinofaringe, che è una malattia che viene a persone adulte, anziane, che hanno fumato per anni. Una situazione unica. Quando il piccolo arrivò in ospedale si sospettava avesse un calcinoma, e invece la diagnosi disse altro) ha sottolineato che le patologie oncologiche nei bambini sono fortemente aumentate nel corso degli ultimi 10 anni. Solo attraverso il registro dei tumori si potrà verificare con precisione scientifica quali patologie hanno subito il maggiore incremento ed in che misura, ma la presenza di casi anomali di tumori come il carcinoma del rino-faringe o il sarcoma delle parti molli, normalmente presenti in età adulta, quando colpiscono i minori sono un importante segnale spia di un problema genotossico, ovvero di cellule che hanno subito un danno. La situazione nel reparto di oncoematologia presenta un incremento del 30% dei tumori negli ultimi 3/4 anni, un dato che indica come stiano giungendo al pettine anni e anni di inquinamento ambientale. Le leucemie si curano, i progressi sono evidenti, ma non è alla cura bensì alla prevenzione che bisogna rivolgere la propria attenzione. L’incremento è in parte dovuto alla diossina, una sostanza presente nelle emissioni industriali, si deposita nel mare, nel suolo, nel sottosuolo. E è ineliminabile. La diossina crea un danno al Dna e determina un danno permanente. Oltre a questa sostanza, ce ne sono altre fortemente dannose: gli idrocarburi, i benzeni, i derivati del petrolio, le polveri sottili, i metalli, che vengono liberati dalla cosiddetta triade, la grossa acciaieria pesante, il Petrolchimico, il cementificio. In più sono più di 40 anni che è questa la situazione, quindi è un accumulo di combustione. C’è una buona fetta che circola nell'aria. Sono state accumulate sostanze in decenni che si respirano ovunque. Spesso il piu’ basilare dei diritti, quello alla salute dei bambini, viene negato perchè il nostro ambiente ha subito un tasso di inquinamento così elevato negli anni che terreno, acqua ed aria sono fortemente carichi di particelle inquinate. La grande industria ma anche le discariche abusive hanno contribuito a questa situazione.
La qualità dell’aria secondo l’Istat
La qualità dell’aria delle città del Nord Europa è la migliore, quella della bulgara Plovdiv, la peggiore. Palermo è la città italiana con l'aria più respirabile: il valore dell'indice è inferiore all'unità, valore questo, preso a riferimento per il rispetto in media dei limiti. Secondo i dati diffusi recentemente dall'Istat con l'indagine sulla qualità dell'aria nelle città europee, ma che si riferiscono alla situazione nel 2008, nella classifica delle prime 30 città con il livello più basso di qualità dell'aria, la città bulgara di Plovdiv dunque, si attesta al primo posto, seguita da Torino, Brescia, Milano e Sofia. All'opposto, i primi cinque posti della graduatoria delle 30 città più virtuose, sono tutti occupati da città del Nord-Europa: Tallinn in Estonia, Stoccolma, Lund e Malmoe in Svezia. A Palermo si stima un valore pari a 0,3, in diminuzione rispetto al valore di 0,8 registrato nel 2004 e 2005. Plovdiv, con 208 giorni nel 2008, si colloca al primo posto anche per il numero di giorni di superamento del valore limite del PM10 (piccolissime particelle solide di diametro minore di 10 micron che possono essere inalate e raggiungere le alte vie respiratorie (naso, faringe e laringe) fissato a 50 mg/m3 (milligrammo per metro cubo d'aria analizzata). Torino è invece la città europea con la situazione peggiore per la presenza nell'aria di Ozono troposferico (che costituisce un componente importante dello smog fotochimico - dannoso sia per gli esseri umani, in particolare per le vie respiratorie, che per la flora e per la fauna), avendo superato in 77 giorni il valore obiettivo per la protezione della salute umana. Il 2008 e' comunque l'anno migliore in termini di qualità dell'aria dal 2004, mentre il 2006 è stato ovunque l'anno peggiore del quinquennio considerato.
Tumore alla laringe e alla faringe
Su scala mondiale, i tumori della faringe e della laringe rappresentano il 10 per cento circa di tutte le neoplasie maligne negli uomini e il 4 per cento nelle donne. L’età media alla diagnosi di un tumore della faringe è di 64 anni e il 95 per cento insorge dopo i 40 anni. I tumori della laringe originano, nella maggior parte dei casi, dalla mucosa che riveste l’interno del canale. La faringe può essere invece interessata da tumori maligni in ciascuna delle sue tre porzioni: il nasofaringe (o rinofaringe), l’orofaringe e l’ipofaringe. Generalmente sono riconosciuti come principali fattori di rischio, il fumo di sigaretta, il consumo di alcol (il 90 per cento circa dei pazienti con queste neoplasie fuma e beve). Pare significativo a questo proposito che il tumore della laringe è più frequente in Veneto e in Friuli Venezia Giulia (18 casi l’anno ogni 100 mila abitanti), rispetto a Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana (10 casi l’anno ogni 100 mila abitanti) e al Meridione (7,3 casi l’anno ogni 100 mila abitanti). In Italia si contano circa 5.000 nuovi casi l’anno di tumore della laringe tra gli uomini e 500 tra le donne. Le più comuni sedi di origine del carcinoma a cellule squamose sono la corda vocale vera, l’epiglottide, il seno piriforme e l’area post-cricoidea. I tumori della faringe hanno un’incidenza analoga a quella dei carcinomi della lingua con una maggiore mortalità; in Italia si registrano circa 4.600 nuovi casi l’anno per gli uomini e 1.300 per le donne. I tumori della faringe, in particolare orofaringe, hanno avuto un incremento di incidenza negli ultimi 20 anni verosimilmente legato ai casi HPV-correlati.
Quali sono i sintomi cui fare attenzione. Purtroppo questi, spesso sono subdoli e non sempre specifici; variano a seconda della sede e dell’estensione della massa tumorale. Ad esempio i tumori della base della lingua e dell’epiglottide danno una vaga sensazione persistente di corpo estraneo con un dolore irradiato all’orecchio, mentre i tumori delle corde vocali danno alterazioni della voce. Per questo i sintomi legati ai tumori orofaringei sono frequentemente trascurati dai pazienti, con conseguente diagnosi ritardata, mentre quelli delle corde vocali sono in genere diagnosticati in fase iniziale. I disturbi più comuni provocati dai tumori che crescono nel nasofaringe sono: difficoltà a inspirare aria dal naso, fuoriuscita di secrezioni e di sangue dal naso, chiusura della tuba di Eustachio (sensazione di orecchie tappate). Questo tipo di tumore dà spesso metastasi ai linfonodi, che frequentemente rappresentano il primo segno clinico di malattia. Le neoplasie dell’orofaringe possono provocare difficoltà e dolore alla deglutizione. I tumori dell’ipofaringe, più rari dei primi due, si manifestano con disfagia talora associata ad alterazioni del timbro di voce, difficoltà respiratorie soprattutto nelle forme avanzate e dolore irradiato all’orecchio. Il cancro della laringe colpisce soprattutto le persone di età superiore ai 55 anni ed è più diffuso nei maschi. I sintomi più frequenti di queste neoplasie sono l’abbassamento di voce immotivato e persistente (più di due settimane) con variazione del timbro vocale, di dolore e difficoltà alla deglutizione, dolore persistente all’orecchio nel deglutire oppure gonfiore (adenopatia) sul collo. Quanto alla prevenzione, in assenza di sintomi, l’unico suggerimento valido per tutti è di non fumare, di non consumare tabacco in alcuna forma e di limitare l’alcol. Potrebbe essere utile un esame del distretto orale e faringo-laringeo per tutti i soggetti di età superiore a 60 anni fumatori e bevitori. Quando invece si presentano dei sintomi, allora si procede con lo screening. Per la diagnosi dei tumori della faringe e della laringe in presenza di sintomi l’esame più utile è la laringoscopia, una procedura indolore che permette al medico di ispezionare la laringe e le corde vocali. Questo esame si esegue con un laringoscopio a fibre ottiche, che è dotato di illuminazione propria e viene introdotto in gola attraverso la cavità nasale (laringoscopio flessibile) oppure appoggiato sulla lingua (fibroscopio rigido): essi consentono di valutare la funzione laringea (motilità delle corde vocali) e la eventuale presenza di ulcerazioni o masse faringee e laringee. I tumori della faringe e della laringe possono essere curati chirurgicamente con interventi che, nei tumori circoscritti, consentano la conservazione delle funzioni vocale, deglutitoria e respiratoria; nelle neoplasie più estese si rende indispensabile l’asportazione di tutto l’organo e dei linfonodi circostanti. Nei tumori allo stadio iniziale l’asportazione della lesione può essere eseguita con il laser (questo strumento non è ancora disponibile in tutti gli istituti di cura). Alcuni tumori dell’orofaringe possono essere trattati con chirurgia Robot assistita. In presenza di un tumore della laringe avanzati, spesso si è costretti a eseguire la cosiddetta laringectomia (ossia l’asportazione completa dell’organo comprese le corde vocali). Anche in assenza di laringe e corde vocali è possibile tornare a parlare grazie ad uno specifico addestramento con l’aiuto di un logoterapista, o all’impiego di speciali apparecchi. Radioterapia e chemioterapia sono usati come adiuvanti nel post operatorio, oggi oltre a questa indicazione si sono affermati alcuni protocolli terapeutici cosiddetti di preservazione d’organo che si propongono di trattare le neoplasie avanzate faringo-laringee senza ricorrere alla laringectomia. I risultati di questi trattamenti non chirurgici sono discreti, ma non sempre pari a quelli della chirurgia, pertanto le scelte terapeutiche vanno valutate e concordate con oncologi medici, radioterapisti e chirurghi esperti. Come per la maggior parte dei tumori, la guarigione dipende dalla sede ed estensione del tumore e dalle condizioni generali di salute. La presenza di una neoplasia a rapida crescita può ostruire le vie aeree, impedendo al paziente di respirare, rendendo necessaria una tracheotomia, cioè l’apertura delle vie aeree al di sotto dell’ostacolo, in genere a livello della parte iniziale della trachea. Complessivamente, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è del 60 per cento circa, oscilla tra il 90-95 per cento nei pazienti con tumori limitati, ed è del 19 per cento nei pazienti con tumori metastatici.
In aumento il consumo di alcol fra i più giovani
E' stabile in Italia il consumo di alcol ma i più giovani sono quelli che alzano di più il gomito soprattutto fuori pasto. E' quanto emerge dal rapporto: 'L'uso e l'abuso di alcol in Italia' dell'Istat (dati 2009), che ha scattato una fotografia su una popolazione da 11 anni in su e per 10 anni. Quello che cambia e' il modello di assunzione: aumenta il consumo di alcolici fuori pasto, mentre stabile e' il binge drinking, ossia il consumo di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un'unica occasione che vede particolarmente a rischio i minorenni. La diffusione del consumo di alcol in generale - si legge nel rapporto - è sostanzialmente stabile, ma il modello di consumo tradizionale, basato sulla consuetudine di bere vino durante i pasti con frequenza giornaliera, sta progressivamente cambiando. Si sono consolidati, soprattutto nei giovani e nei giovani adulti, comportamenti più vicini ad un modello di consumo di tipo nord europeo, basato principalmente su occasioni di consumo al di fuori dei pasti. Si e' ridotta, infatti, la quota di consumatori giornalieri, mentre è aumentata quella dei consumatori occasionali e quella del consumo di alcolici fuori dai pasti. Il cambiamento è ancora più evidente tra le donne: si registra infatti un incremento del 23,6% di consumo fuori dai pasti, contro il 6,2% dei maschi. Decresce invece del 24,4%, contro il -11,9% dei maschi) quella di consumatrici giornaliere. Il passaggio a un diverso modello di consumo risulta più evidente tra i giovani e gli adulti fino a 44 anni, sempre con maggiore intensità' tra le ragazze e le giovani donne, per le quali le variazioni percentuali vanno da +44,8% a +8,6% per il consumo fuori pasto (contro variazioni per i maschi da +27% a +13,3%) e da -62,5% a -35,8% per il consumo giornaliero (contro variazioni per i maschi da -46,6% a -19,1%). Il cambiamento di abitudini riguarda non soltanto la frequenza e le circostanze di consumo, ma anche il tipo di bevande consumate. Accanto alla riduzione dei consumatori di solo vino e birra, aumentano quelli che consumano anche altri alcolici come aperitivi, amari e superalcolici. Per quanto riguarda il binge drinking e il consumo giornaliero non moderato, nel 2009 le persone di 11 anni e più con almeno un comportamento a rischio, sono state 8 milioni e 454 mila (15,8%), di cui 6 milioni e 434 mila maschi (25%) e 2 milioni 20 mila femmine (7,3%). Il consumo giornaliero non moderato riguarda il 14,8% degli uomini, anche se tra questi il 51,7% consuma solo durante il pasto secondo i canoni del modello tradizionale di comportamento; il 3,8% delle donne eccede le raccomandazioni relative a un consumo moderato di alcol e, di queste, il 77,9% eccede solo durante il pasto. Il binge drinking riguarda il 12,4% degli uomini e il 3,1% delle donne. Le fasce di popolazione in cui i comportamenti a rischio sono piu' diffusi sono gli anziani di 65 anni e più (il 44,7% degli uomini contro l'11,3% delle donne), per un totale di 3 milioni 17 mila.
Facciano maggiore attenzione gli anziani
Va comunque osservato che gli anziani rappresentano un segmento di popolazione sensibilmente esposto a comportamenti a rischio, visto che la soglia di età dei 65 anni e' quella a partire dalla quale anche l'assunzione di più di una sola unità alcolica al giorno diviene un comportamento non salutare. Da questo punto di vista, nel quadro della riduzione del totale dei consumatori giornalieri tra il 1998 e il 2009, è confortante il trend lievemente discendente della quota di popolazione di 65 anni e più con un consumo giornaliero non moderato di bevande alcoliche (più di 1 unità al giorno) che si osserva negli ultimi anni. Infatti, tra il 2003 e il 2009, tale quota passa dal 49,8% al 43,5% per gli uomini di 65 anni e più e dal 13% al 10,6% per le donne della stessa età.
Da nord a sud qualche sfumatura.
A livello territoriale, il consumo di alcol è più diffuso nel Centro-nord, soprattutto nel Nord-est (73,5%), in particolare tra i maschi (83% contro il 64,6% delle donne). In modo analogo si distribuiscono i consumatori giornalieri, con una quota nel Nord-est di quasi il 30%.
In Europa siamo tra i più sobri
Anche tre quarti degli europei hanno bevuto alcolici negli ultimi 12 mesi. Stando al sondaggio Eurobarometro su un campione di 27mila cittadini della Ue, la metà di loro beve una, due o tre volte alla settimana e il 70 per cento solo uno o due bicchieri per volta, mentre il 10 per cento afferma di berne almeno 5 in una sola occasione. L’Italia risulta qui fra i paesi con il minor numero di bevitori: il 60 per cento, ben al di sotto della media europea (76), superata fra gli altri da danesi (93), olandesi (88), anche francesi (83), tedeschi e inglesi (81). Dietro di noi c’è solo il Portogallo, con il 58 per cento di bevitori nell’ultimo anno.
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