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Tumori del seno e dello stomaco: dai bersagli molecolari alle applicazioni cliniche
Cristina Mazzantini, N. 1/2 gennaio/febbraio 2011
Il tumore del seno colpisce di più nel ricco nord-est, terra di primati, compreso il record di questa neoplasia. Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto Adige condividono un tasso (standardizzato) di 131 casi ogni 100.000 abitanti, contro una media italiana di 93. Sono però in linea con il resto del Paese rispetto alle possibilità di guarire. In Italia oggi 8 pazienti su 10 superano il tumore, anche quando è particolarmente aggressivo, di tipo HER2-positivo, una forma che 10 anni fa non dava molte speranze. Merito della diagnosi precoce e dei farmaci biologici mirati sul bersaglio. Si tratta di una “strategia d’attacco” che dal seno si sta estendendo ad altre neoplasie, in primo luogo quella dello stomaco. In questo caso la distribuzione geografica è completamente diversa, con le regioni del centro in testa alla classifica di dove ci si ammala di più. La “mappa” del rischio è emersa dal convegno nazionale “Breast and Gastric cancer: dai bersagli molecolari alle applicazioni cliniche” svoltosi a Bardolino, Verona, con alcuni tra i maggiori esperti italiani.
«Le cause della più alta incidenza del carcinoma della mammella in queste regioni sono in gran parte ignote»ha spiegato il professor Marco Venturini , presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e chairman del convegno, «ma la tendenza ad avere figli in età avanzata, più spiccata al settentrione, è uno dei fattori più sospetti, così come stili di vita scorretti: poco movimento, abitudine al fumo, errata alimentazione, eccessivo consumo d’alcol. Oggi, però le donne possono contare su cure più efficaci e sicure, in particolare sul trastuzumab, uno dei primi farmaci biologi “intelligenti” messi a punto contro il cancro. Una molecola dai risultati rivoluzionari», ha continuato il professor Venturini, «che in un solo decennio di pratica clinica ha cambiato in maniera radicale la storia naturale della neoplasia. Le donne colpite da tumore HER2-positivo sono circa il 20 per cento: un tempo la loro prognosi era nettamente peggiore, oggi invece la speranza di vita è uguale per tutte le pazienti e l’80 per cento sconfigge la malattia. Inoltre sono stati da poco resi noti i risultati preliminari di una formulazione chiamata T-DM1 che combina il trastuzumab con un potente citotossico: indirizzando entrambi i farmaci soltanto contro il tumore, abbassa di molto ogni effetto collaterale».
Per il tumore al seno, «esistono in particolare due tipi di trattamento ‘mirato’», ha aggiunto il professor Giuseppe Viale, ordinario di Anatomia Patologica all’Università di Milano,«la terapia indotta con farmaci ad attività antiestrogenica e quella con trastuzumab. Le indicazioni per l’una o per l’altra derivano dal rispettivo bersaglio molecolare, recettore per gli estrogeni o quello HER2. Se noi patologi sbagliamo nel quantificare l’espressione dei marcatori tumorali, l’oncologo viene indirizzato verso cure non adeguate. Il rischio di errore è molto elevato: nel mondo e in Italia, è stimato tra il 20 e il 40 per cento. Per ridurlo abbiamo deciso di instaurare una collaborazione strutturata con gli oncologi, una partnership che ha caratteristiche uniche perché ampiamente condivisa, partita dalla base con una prima riunione tra circa 100 patologi».
«Il test per determinare se il tumore è HER2-positivo» ha chiarito sempre il professor Venturini,«è ormai praticato di routine dalle anatomie patologiche dei principali ospedali italiani. L’AIOM è stata impegnata nella recente promulgazione delle linee guida assieme alla Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologica diagnostica (SIAPEC) per i controlli di qualità da eseguire perché quest’esame sia attendibile».
Com’è stato evidenziato dagli esperti al convegno di Bardolino, sarà ora importante applicare lo stesso percorso anche al tumore gastrico, che iper-esprime il recettore HER2 nel 16 per cento dei casi.. Anche per questa neoplasia, trastuzumab, nel vasto studio internazionale recentemente condotto ha dimostrato una notevole efficacia nel prolungare la sopravvivenza nei pazienti metastatici HER2-positivi, e per questo ha ricevuto l’approvazione dell’Agenzia europea del farmaco (EMEA), in combinazione con la chemioterapia.
Al convegno si è discusso ampiamente anche del futuro delle terapie per i tumori HER2-positivi.
«Tra i vantaggi indiscutibili della nuova formulazione T-DM1», ha concluso il professor Venturini,«vi è la riduzione ulteriore degli effetti collaterali come la perdita dei capelli, nausea e stanchezza che rendono più pesante sopportare la chemioterapia: E già col solo trastuzumab queste problematiche sono ridotte a un decimo»
Cancro al seno arrivano gli anticorpi armati
A Milano al 35° congresso della Società europea di oncologia medica è stata presentata una nuova molecola che potrebbe diventare una nuova arma contro alcune forme di cancro al seno. Si tratta di molecole che trasportano il farmaco direttamente dentro le cellule tumorali. Il farmaco, chiamato T-Dm1 è composto da due componenti, che messe insieme lo rendono estremamente efficace: il Trastuzumab, anticorpo monoclonale già utilizzato con successo nella lotta contro la forma Her2 positiva di tumore al seno (il più diffuso in Italia), e il Dm1, sostanza nota da tempo ma molto tossica per l'organismo e quindi mai utilizzata in terapia. L'anticorpo trasporta la molecola tossica all'interno della cellula tumorale e solo in quel momento la rilascia, provocandone la distruzione. Luca Gianni, dell'Istituto dei tumori di Milano, ha spiegato che, oltre ai benefici evidenti di questa terapia, vi è anche una riduzione degli effetti collaterali che si verificano in un classico trattamento con l'anticorpo e la chemioterapia separatamente: per esempio, la caduta dei capelli si riduce dal 45 per cento al 2 per cento, così come diarrea e neutropenia. Inoltre il presidente eletto dell'Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) Mario Venturini, ha aggiunto: «Da una parte abbiamo una terapia rivoluzionaria contro il tumore al seno Her2 positivo; dall'altra il T-Dm1 è un importante esempio di 'veicolazione specifica della chemioterapia alle cellule bersaglio'. In futuro, infatti, sarà sempre più diffusa la messa a punto di molecole con queste caratteristiche».
Attualmente la molecola è in fase II di sperimentazione e sta ottenendo ottimi risultati. I ricercatori si dicono ottimisti e pensano che già nel 2013 potrà essere disponibile per le pazienti
Uno scanner portatile per la diagnosi del seno
Zhipeng Wu, professore nella facoltà di Ingegneria elettrica ed elettronica dell'Università di Manchester (Regno Unito), ha inventato un nuovo tipo di scanner portatile per uso domestico che permetterà a tutte le donne di auto-sottoporsi a un test per il cancro al seno.
«Questo dispositivo innovativo, che funzionerà grazie alla tecnologia della radio frequenza, collegato a un semplice computer può mostrare in tempo reale la presenza di tumori, sia benigni che maligni, nel seno; con questo metodi poco invasivo e veloce di potrà effettuare un monitoraggio continuo del seno, riducendo così i tempi di attesa per gli appuntamenti specialistici ed evitando inutili mammografie». Il professore Zhipeng Wu ha spiegato «Il sistema funziona in tempo reale perché non appena la donna si sdraia, viene fornita una scannerizzazione.
Inoltre non necessita di particolari liquidi o gel per funzionare, bensì il nostro sistema funziona con acqua, olio, latte e persino con indosso un reggiseno. Non appena il seno viene scannerizzato, sullo schermo del computer appare un'immagine, in cui è possibile rilevare qualsiasi anomalia, che sarà evidenziata in rosso man mano che il sensore rileva la differenza dei contrasti del tessuto malato da quello sano, tramite le radio frequenze».
Questa tecnologia, che è stata candidata per gli Innovation Awards dell'Institute of Engineering and Technology nel Regno Unito, usa la tomografia al computer e funziona con la medesima tecnologia di un comune telefono cellulare: per questo è molto sicuro e avrà costi moderati. Al momento il metodo più utilizzato per rilevare nelle pazienti il tumore al seno è la mammografia, ma non sempre questo metodo di diagnosi è efficace, soprattutto nelle donne più giovani in cui il tasso di accuratezza della diagnosi scende al di sotto del 60 per cento. Nel mondo, solo nel 2008 è stato diagnosticato il cancro al seno a circa 1,38 milioni di donne.
Gli ultrasuoni per la diagnosi del cancro al seno
Nelle donne con seno molto denso, un esame agli ultra suoni potrebbe migliorare la diagnosi. Kefah Mokbel, un esperto della London Breast Clinic ha dichiarato al "Daily Telegraph" che le donne con un seno molto denso dovrebbero sottoporsi, oltre che alla già consigliata mammografia, anche ad un esame agli ultrasuoni: «Le donne con una densità del seno superiore al 75 per cento hanno un rischio di ammalarsi di cancro 4 volte maggiore rispetto a quelle che hanno una densità inferiore al 25 per cento. Nonostante ciò, queste donne, dopo un esisto negativo della mammografia, vengono mandate a casa dicendo loro che tutto va bene. Sottoporre queste donne anche ad un esame agli ultrasuoni significherebbe individuare precocemente il 42 per cento in più dei tumori e si salverebbe così la vita a migliaia di donne». L'esperto aggiunge che la mammografia digitale, molto più precisa nell'individuare anomalie, è un'alternativa valida all'utilizzo degli ultrasuoni.
Aspirina e cancro del colon
Piccole dosi d’aspirina, ovvero quelle usate comunemente per la prevenzione cardiovascolare, riducono di un quarto il rischio di cancro al colon e di oltre un terzo la sua gradita e quindi il rischio di morte per questa neoplasia. È quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista Lancet da Peter Rothwell del John Radcliffe Hospital presso la Oxford che ha coinvolto 14000 persone.
L'aspirina, data in dosi piccole quotidiane (un quarto della dose necessaria per far passare un attacco di cefalea) è prescritta per la prevenzione cardiovascolare; è dimostrato infatti che previene l'ictus e protegge il cuore.
Ma i ricercatori inglesi si sono accorti che fa di più: tenuti sotto osservazione per 20 anni, i volontari sono stati suddivisi in gruppi, a seconda che prendessero o meno l''aspirinetta' quotidiana per la prevenzione cardiovascolare. Nel corso dello studio a una parte del campione è stato diagnosticato il cancro al colon. È emerso che coloro che assumevano l'aspirina avevano un rischio ridotto del 24 per cento di ammalarsi e un rischio inferiore del 35 per cento di morire di cancro al colon.
Ciò significa che l'aspirina in dose bassa protegge non solo cuore e cervello, ma anche il colon.
Indirizzi utili
ISTITUTO EUROPEO DI ONCOLOGIA - IEO
Via Ripamonti, 435 - 20141 Milano
Centralino: 02 574891
Prenotazioni/informazioni: 02 5748900.1-2-3
www.ieo.it
Senologia - Dott. Alberto Luino - tel. 02 57489711
IRCCS FONDAZIONE SALVATORE MAUGERI
via S. Maugeri 10 - 27100 Pavia
Centralino: 0382 5921
Prenotazioni/informazioni: 0382 5921
www.fsm.it
Oncologia medica 1 Dott. Giovanni Bernardo
Oncologia medica 2 Dott. Lorenzo Pavesi
Oncologia medica 3 Dott.ssa Mariarosa Strada
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