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Zebra fish: il pesce anticancro

Monica Melotti, N. 8/9 agosto settembre 1998

Curare il cancro con una sostanza derivata dall'embrione di un pesce tropicale geneticamente somigliante all'uomo. É ciò che propone un oncologo milanese, che ha da poco presentato il risultato della sua ricerca condotta su un campione di 400 pazienti oncologici.

Una delle più recenti cure anticancro è una terapia biologica che agisce su principi omeopatici. Consiste nella somministrazione di un preparato a base di estratti embrionali ricavati dallo zebra fish, un pesciolino tropicale che ha circa l'80% dei geni in comune con l'uomo. L'estratto ottenuto dal pesce viene somministrato sotto la lingua del paziente in una dose di 300 microgrammi al giorno (30 gocce 3 volte al giorno), con una terapia di lunga durata.
Lo scopritore è il professor Mario Biava, primario di Medicina del lavoro all'Ospedale di Sesto San Giovanni (Milano). La terapia è stata sperimentata per circa quattro anni su 400 pazienti con tumori metastatici alla pelle, seno, colon rene, e linfomi Con risultati sorprendenti Nell'80% dei casi sono cessati i dolori provocati dal tumore e si sono ridotti gli effetti collaterali (nausee, vomito, diarrea). Nel 50% (dell'80%) dei casi il tumore si è bloccato, mentre nel 5% è regredito (il totale percentuale è superiore al 100 perché le risposte al trattamento si sono talvolta sovrapposte).
Ma è lo stesso professor Biava a raccomandare cautela e prudenza nella valutazione dei risultati: "Non voglio giungere a conclusioni definitive, lo studio è aperto, ci vuole ancora del tempo e uno studio controllato". Per certo sappiamo che la sua terapia è collaterale e non sostitutiva alle cure tradizionali. Inoltre, che è priva di effetti collaterali. Da ultimo fa piacere scoprire che ha un costo contenuto: circa 60.000 al mese.
Gli studi del professor Biava sulla terapia embrionale durano da circa quindici anni. Nell'1988 egli ha pubblicato su Cancer Letters i primi risultati ottenuti sui mammiferi. Nel '97 a Gerusalemme, ha presentato il risultato della sperimentazione sull'uomo, al 14º convegno sui tumori dell'International Academy of Tumor Marker Oncology. Il punto di partenza di queste ricerche sono stati l'embrione e la sua sede naturale: l'utero materno: "Nell'utero materno - fa notare Biava - durante la prima fase dello sviluppo embrionale, sia nell'uomo che negli animali, non si manifestano mai i tumori, nemmeno in presenza di sostanze con alto potenziale cancerogeno". Accade così che i danni provocati dalle sostanze cancerogene vengono riparati all'interno dell'utero stesso dagli stessi fattori di regolazione che spingono le cellule dell'embrione a differenziarsi. É il P53 l'anti-oncogene presente nell'embrione che agisce attivamente ai fini della prevenzione. L'azione della cura messa punto dal professor Biava consiste quanto nell'attivazione dell'anti-oncogene P53 che rallenta la progressione tumorale.
"Il cancro è una patologia complessa in cui sono avvenute diverse alterazioni nelle cellule - spiega il professor Biava. Per comprendere questo cambiamento non ci si può basare su un modello riduzionista, cioè spiegare i vari fenomeni biologici come una serie di singole alterazioni, ma occorre adottare un paradigma complesso. I sistemi complessi, come i cervelli, gli organismi, gli ambienti ecologici, sono costituiti da un vasto numero di entità fra loro interagenti, spesso eterogenee. Per quanto concerne la specie umana, i reticoli di regolazione genetica sono il complesso di interazioni che permettono a determinanti geni di controllarne altri, regolandone la durata e l'intensità del funzionamento e quindi il loro effetto sulle cellule. La rete biologica ha determinate informazioni in grado di programmare correttamente le cellule. Il cancro non e altro che una nuova rete che cerca di svilupparsi in contrapposizione alla rete originaria, stravolgendone il programma della differenziazione cellulare".
L'esempio più facile per comprendere questo non semplice meccanismo illustrato da Biava è quello del computer. Immaginate un virus che entra nel programma e attacca sempre più bit, nello stesso modo il cancro altera la cellula. Per far funzionare il computer dobbiamo riprogrammarlo, così accade con l'uomo: per debellare il cancro dobbiamo riprogrammare il codice genetico e non semplicemente aggiustare le singole mutazioni.

Aggiornamenti dallo IEO

Il tumore al polmone in fase precoce guarisce
Il tumore al polmone è in crescita in tutto il mondo. Nei paesi industrializzati è la prima causa di morte, ma nel 4050% guarisce grazie a una terapia chirurgica più personalizzata sul paziente e conservativa. Inoltre, perché vengono adottati nuovi metodi di valutazione precoce. A questo scopo l'Istituto europeo di oncologia (IEO) ha messo a punto una metodica, assolutamente inedita in Italia, fondata sulla la mappatura dei linfonodi. Essa si basa sul principio del ..linfonodo sentinella, studiata e sperimentata anche per i tumori al seno. Poiché il tumore al polmone si espande anche attraverso la rete linfatica, le ghiandole (linfonodi) che si trovano nei nodi di smistamento di questa rete (le stazioni linfatiche) sono in grado di segnalare le vie di diffusione della malattia, agendo come veri e propri semafori. Se la stazione presidiata e colpita, "è il segnale che il tumore si e diffuso in quella direzione precisa il dottor Ugo Pastorino, direttore della divisione di chirurgia toracica dell'IEO - e bisogna ampliare l'asportazione del tumore. Se, invece, la stazione è sana, l'intervento può essere limitato". Una volta che si è individuato il percorso del tumore al polmone attraverso le vie linfatiche, si prelevano i linfonodi che si trovano ad ogni "crocevia" e si effettua l'esame istologico "in modo da decidere in che misura e dove operare, seguendo una mappa precisa della diffusione della malattia".
La sfida è ora aumentare il numero di pazienti che la nuova chirurgia può trattare e il primo obbiettivo è anticipare la diagnosi. Quando il tumore è localizzato e di piccole dimensioni operare e più facile è più efficace, ma purtroppo i sintomi del cancro polmonare si manifestano solo a malattia in fase avanzata. Per questo un contributo fondamentale viene dalle note tecniche di screening. "La ricerca clinica ha infatti individuato 3 marcatori biologici presenti nel 90% dei casi di tumore polmonare, che possono rilevarne la presenza in una fase precoce. Si tratta di alterazioni genetiche della cellula normale che si possono individuare nell'espettorato (esame del catarro) o nel sangue". "Associando alla tradizionale lastra del torace la ricerca di questi marker, tramite l'esame citologico dell'espettorato e l'esame del sangue, lo IEO avvierà entro due anni, nel quadro di un progetto europeo, un programma di screening sui soggetti a rischio per il cancro polmonare, vale a dire i fumatori".


L'acido retinoico combatte la leucemia
Un farmaco molecolare in grado di guarire la leucemia. É quanto propone una ricerca dell'IEO recentemente pubblicata su Nature. Lo studio ha dimostrato che nei pazienti affetti da leucemia acuta promielocitica il trattamento con acido retinoico in associazione con la chemioterapia ottiene la scomparsa della malattia nel 95% dei casi e l'assenza di ricadute per almeno 5 anni nell'80% dei casi. La cura con acido retinoico ha una tossicità estremamente bassa e il paziente, che una volta era costretto a mesi di ricovero in isolamento, può essere curato per lo più a domicilio.
"Il principio innovativo della ricerca - dice il professor Pier Giuseppe Pelicci, direttore del dipartimento di oncologia sperimentale dello IEO, che ha ottenuto questi risultati in collaborazione con l'Università di Perugia e La Sapienza di Roma - è che il farmaco agisce esclusivamente sulla molecola anomala responsabile della malattia". In pratica la sostanza antineoplastica non distrugge le cellule tumorali, ma le costringe a funzionale come cellule normali, senza danni per l'organismo. La leucemia acuta promielocitica (APL) è causa da una traslocazione cromosomica, un evento abbastanza frequente nelle leucemie. "La proteina anomala prodotta dal gene mutato svolge quindi un ruolo essenziale nello sviluppo della APL. Essa blocca la differenziazione delle cellule del midollo e causa la malattia. L'acido retinoico, un precursore della vitamina A, cambia l'attività di questo genere impazzito e ne interrompe l'azione repressiva, permettendo ai geni della maturazione di svolgere le loro naturali funzioni".

Il cancro del secondo millennio
Nel 2000 sono previsti 10 milioni di nuovi casi di cancro in tutto il mondo, il 60% dei quali si potrebbe evitare applicando le norme di prevenzione sulle quali da anni il consenso è totale. Lo spiega l'ultimo studio, ancora inedito, sulla "Epidemiologia clinica dei tumori", di cui l'autore è il professor Peter Boyle, direttore della divisione di Epidemiologia e Biostatistica dello IEO.
Le abitudini da modificare sono: eliminare il fumo, ridurre il consumo di alcool, aumentare il consumo di frutta e verdure, diminuire l'esposizione al sole ed evitare l'esposizione ai principali fattori cancerogeni.
Lo screening, invece, è il secondo strumento d'azione: per le donne la mammografia va effettuata ogni due anni dopo i trenta. Per gli uomini, invece, occorre tenere sotto controllo il pericolo prostata.

Ultime novità sul tamoxifen
La terapia ormonale che protegge le donne dagli effetti negativi della menopausa aumenta il rischio di tumore al seno. Oggi però aggiungendo il tamoxifen alla cura a base di ormoni, come indicato da uno studio clinico messo a punto all'IEO, il rischio di sviluppare il tumore al seno viene drasticamente ridotto. Nel luglio scorso The Lancet, uno dei più autorevoli giornali scientifici internazionali, ha pubblicato la ricerca sul tamoxifen condotta dallo IEO.


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