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“Ho sognato un mondo senza cancro”
Minnie Luongo, N. 1/2 gennaio/febbraio 2011
Già il titolo è molto intrigante: “Ho sognato un mondo senza cancro”. Se aggiungiamo che l’autore è uno dei più noti ed esperti ematologi di tutto il mondo, il professor Franco Mandelli (classe 1928, oggi presidente del “GINEMA”, Gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto, nonché dell’AIL, Associazione italiana contro le leucemielinfomi e mieloma), che per la prima volta traccia con estrema semplicità la sua autobiografia sia umana sia professionale….tutto spinge a procurarsi subito questo volume, tanto più che i proventi della sua vendita saranno devoluti all’AIL.
Sottolinea nell’Introduzione il professor Giuseppe Remuzzi, altro nome giustamente famoso della medicina, bergamasco come Mandelli e con lui anche imparentato in qualche modo (la mamma dell’ematologo di cognome faceva proprio Remuzzi): “In Italia, per i medici, essere gentili con gli ammalati è ancora considerato un obiettivo da raggiungere. Da noi si fanno i convegni sull’umanizzazione, che brutta parola per parlare di ammalati e dei loro medici! Non se ne dovrebbero fare più di convegni così. Piuttosto andrebbero cambiate le regole, un po’ come hanno fatto in Inghilterra. Mandelli queste cose le ha capite molto prima che il governo inglese ne facesse materia di legge”. E, più avanti, sempre Remuzzi: “Le pagine che raccontano della corsa a ostacoli per riuscire a realizzare l’Ematologia di Roma ti prendono come fossero le pagine di un giallo, si leggono tutte d’un fiato, vorresti sapere subito se Mandelli riuscirà (ma siamo a Roma, non a Bergamo!). Alla fine ce la fa. Se fosse andato negli Stati Uniti anziché a Parigi subito dopo la laurea, e fosse rimasto là, oggi sarebbe uno dei tanti bravi ematologi del Massachusetts General Hospital(…). Restando qua ha fatto un pezzo di storia dell’ematologia dell’Italia. Della nostra povera nazione si può dire tutto il male che si vuole e con tante buone ragioni, ma certo Mandelli a Washington o a Los Angeles non avrebbe mai potuto fare quello che ha fatto a Roma. Gli ammalati gli sono già grati, adesso gli dovrebbe essere grata l’Italia”.
La vita del grande ematologo raccontata nel libro (scritto con Roberta Colombo, medico specializzato in ematologia e oggi sceneggiatrice) è stata una corsa in salita, iniziata negli anni in cui leucemie e linfomi rappresentavano una condanna a morte sicura. Un nemico ostico e terribile, che però oggi si può finalmente sconfiggere. E il Prof, con cocciutaggine unita ad umanità e ottimismo, ha portato avanti con successo tutte le sue battaglie. Non dimenticando mai di mettere il malato al centro di tutto. E riuscendo così a trasformare leucemie e linfomi in malattie come le altre.
L’AIL in numeri
80 sezioni locali e più di 20.000 volontari
140 Centri di ematologia sostenuti
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715 i professionisti fi nanziati: medici, biologi, infermieri, ecc.
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