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XVII congresso Sicp: per le cure palliative ancora liste d’attesa e scarsa assistenza domiciliare

Paola Sarno, N. 3 marzo 2011

Dall’ultimo congresso nazionale della Società Italiana di Cure Palliative (Sicp), tenutosi a Roma, sono emersi dati importanti: quelli relativi alle liste di attesa anche per accedere alle cure di fine vita. In base al decreto 38/2010, infatti, dovrebbero passare solo 72 ore dalla segnalazione all’effettivo accesso alla rete di cure palliative. Per l’11% dei centri, invece, c’è da aspettare di più, mentre nel Lazio e in Puglia nell 40 % delle strutture ci sono vere e proprie liste d'attesa. In Italia la rete di cure palliative segna il passo e, nonostante gli sforzi fatti in questi ultimi anni, la risposta assistenziale è ancora scarsa, lacunosa e disomogenea. Una situazione che sottolinea il persistere, nel nostro Paese, di profonde disuguaglianze di accesso anche per le cure palliative e per le terapie contro il dolore, sia cronico sia riferito alla fase terminale della patologia oncologica, che riguarda ogni anno 250mila persone. Inoltre, la maggioranza dei cittadini può disporre di un  servizio che punta solo sulle strutture residenziali, i cosiddetti hospice e che trascura le cure domiciliari.

L’indagine della Sicp 
«Secondo l’indagine che abbiamo condotto sul sistema delle cure palliative in Italia, dal 2006 al 2010, la realizzazione delle cure domiciliari è stata solo del 5%», ha spiegato  Giovanni Zaninetta, past president della Sicp, evidenziando come il sistema delle cure a casa  esista di fatto solo nel Settentrione e nel Lazio, mentre in altre regioni come l’Abruzzo e la Campania è ancora tutto da costruire. La ricerca realizzata dalla  Sicp sull’universo delle cure palliative nel nostro Paese racconta che, sulla carta, sono il 59% le Asl che hanno istituito una rete di strutture e professionisti. Si tratta tuttavia di un dato solo formale. Su 544 centri segnalati, infatti, quelli in grado di erogare cure palliative sono 311 e di questi solo 167 operano con un servizio di assistenza domiciliare, mentre i restanti 144 hanno altre forme operative, soprattutto di ricovero in hospice. Il risultato è che solo il 40% dei cittadini può usufruire di una vera rete di cure palliative, mentre il restante 60% può contare solo un servizio parziale. In 75 distretti territoriali di 20 Asl non esistono, infatti, centri dedicati e le cure palliative vengono assicurate esclusivamente dai medici di famiglia. Questo fenomeno, molto forte soprattutto nelle province di Brescia, Ancona, Viterbo Napoli e Caserta, fa sì che circa 6 milioni di cittadini italiani non abbiano a disposizione alcun servizio di rete. Lo studio della Sicp ha considerato poi anche altri parametri, quali il tempo dalla segnalazione alla presa in carico: a questo riguardo è emerso (dato 2008) che il 32% dei pazienti viene assistito entro 24 ore, il 38% tra 24 e 48 ore, il 20% tra 48 e 72 ore ed infine il 10% oltre 72 ore dalla segnalazione. A livello regionale, le maggiori percentuali di pazienti presi in carico entro 24 ore (su pazienti assistiti) si trovano nella Provincia Autonoma di Bolzano (100%), in Lombardia (71%), mentre le percentuali minori si registrano in Sardegna (2%), nel Lazio (5%) e in  Puglia (10%). Nel Lazio, in particolare, il 53% dei pazienti viene assistito oltre 72 ore dalla segnalazione. Vere e proprie liste di attesa sono state rilevate solo nell’11% dei centri. A livello regionale, nel Lazio e in Puglia più del 40% dei centri ammette l’esistenza di una lista di attesa superiore alle 72 ore, mentre questo fenomeno è totalmente assente nei in  Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e nelle due Province di Trento e Bolzano. Per quanto riguarda i 199 centri della rete di cure palliative che forniscono risposte valide, inoltre, a  livello globale e relativamente al 2008, il 14% dei pazienti assistiti rimane in carico fino a 7 giorni; il 28 percento da 7 a 30 giorni; il 24 percento tra uno e due mesi; il 12 percento tra due e tre mesi.

Gli auspici di Zaninetta per i decreti attuativi della legge 38/2010
A commento di questi dati, Giovanni Zaninetta ha affermato che proprio gli hospice, nell’ultimo decennio, hanno incontrato, soprattutto grazie alla legge 39/99, un rapido sviluppo, mentre l’affermarsi delle cure domiciliari vive ancora momenti di grande difficoltà che, in moltissime Regioni italiane, ripetono, amplificandoli, i limiti della sanità territoriale. Difficoltà, ha proseguito il past president della Sicp, che sono diventate ancor più evidenti proprio a causa della progressiva maggiore offerta di ricovero in hospice. Un fatto  che ha creato una potenziale “concorrenza” con le cure domiciliari, con uno spostamento della domanda verso la degenza, soprattutto da parte delle famiglie. E dal 17° Congresso Sicp arriva anche un appello al Governo perché vari subito i decreti attuativi della Legge 38/2010, che pone le basi per il superamento di queste criticità affermando che l’integrazione delle cure palliative domiciliari con le strutture di degenza rappresenta un obiettivo inderogabile e strategico nella realizzazione della continuità di cura. «Ormai - ha detto ancora Zaninetta - i decreti attuativi sono pronti e auspichiamo tutti che il percorso legislativo si chiuda al più presto».

La neoeletta Turriziani: per il lazio un impegno preciso
Un appello ribadito con forza anche da Adriana Turriziani, responsabile dell’Hospice Villa Speranza di Roma che fa capo al Policlinico Gemelli di Roma e neopresidente della società scientifica. «Tenere il Congresso Sicp a pochi mesi dall'approvazione della legge 38 è una scelta che ci spinge a impegnare tutte le nostre forze perché la rete delle cure palliative, costituita dall'integrazione tra strutture ospedaliere, hospice, e cure palliative domiciliari, possa essere una realtà omogenea per tutto il territorio nazionale», ha affermato Turriziani. «Nella Regione Lazio, in particolare, la situazione è buona, anche grazie alla nascita negli ultimi anni di varie realtà - pubblico, privato, onlus - che ben lavorano anche in sinergia tra loro», ha precisato. Roma, tuttavia, rappresenta una realtà complessa proprio per come è strutturata l'offerta sanitaria della città e delle province laziali. «Ciononostante le strutture residenziali per i malati terminali possono offrire la possibilità ai malati e alle loro famiglie di vivere in maniera il più possibile serena questo difficile passaggio dalla vita alla morte, in stretta collaborazione con le cure palliative domiciliari», ha dichiarato ancora la presidente Sicp. Attualmente, nella Capitale, sono attivi 19 hospice per un totale di 251 posti letto. Inoltre, ciascun hospice ha la sua rete di cure palliative domiciliari con un rapporto 1:4 dei posti letto. «Infine - ha annunciato ancora Turriziani - con il recente decreto regionale (n.84 del 30 settembre scorso) l’impegno della regione Lazio è quello di costruire una rete di cure palliative capace di assicurare la massima integrazione, una migliore responsività alla domanda di assistenza nel rispetto della centralità della persona». Il Congresso ha rinnovato anche il Consiglio direttivo della Sicp che, per il prossimo triennio, sará composto da Franco De Conno, Annamaria Marzi, Gianlorenzo Scaccabarozzi, Danila Valenti. Consiglieri per le macroaree sono stati nominati Carlo Peruselli, Maurizio Mannocci, Giorgio Trizzino e Roberto Bartolussi.

In Toscana crescita dell’adesione agli screening oncologici
In Toscana si è rilevata una continua crescita dell’adesione agli screening oncologici. In particolare l’adesione al pap test, offerto ogni tre anni alle donne fra i 25 e i 64 anni di età, è stata nel 2009 di 147.141 donne (cioè 55%) con una tendenza al progressivo aumento nell'ultimo decennio (27,5% nel 1999), che ha fatto superare del 10% la media nazionale del 2008. Per quanto riguarda la mammografia bilaterale, offerta ogni due anni alle donne tra 50 e 69 anni, l’adesione è stata di 148.155 presenze nel 2009 (cioè il 70,8%). Un dato in leggero aumento negli ultimi tre anni e che supera del 13% il dato medio nazionale del 2008. Per lo screening del tumore del colon-retto, il test è offerto ogni due anni a uomini e donne tra 50 e 69 anni e l’adesione è stata pari a 191.716 persone nel 2009 (cioè al 53,5% della popolazione target). Vale a dire il 6% in più del dato medio nazionale 2008. Sono questi i dati che emergono dall’11° Rapporto annuale dell’Ispo, l’Istituto Nazionale per la Prevenzione Oncologica, diretto da Gianni Amunni, già direttore operativo dell’Istituto Toscano Tumori. Per il futuro, in Toscana, si prevede di introdurre il test Hpv come test di screening primario in aree pilota di otto Asl toscane, l'estensione della mammografia alle fasce di età 45-49 e 70-74 anni; la riconversione dell'attività spontanea all'interno di programmi di screening organizzato; nonché la valutazione dell'introduzione di nuove tecnologie (mammografia digitale, ecc.).

Gli hospice in Italia
Secondo quanto rilevato dall’ultima pubblicazione “Hospice in Italia”, realizzata nell’ambito del progetto Rete degli Hospice italiani, attualmente, in Italia, si è passati da 5 hospice attivi nel 1999 ai 114 del 2006, ai 165 nel 2009, ai 229 già operativi entro la fine dello scorso anno, in accordo con le programmazioni regionali in materia.
L’incoraggiante tasso di crescita ha riguardato parallelamente anche la disponibilità di posti letto che inizialmente erano 55 e nel 2009 sono diventati 1.888 (0.31 posti ogni 10mila abitanti). Secondo le stime si prevede che nel corso di quest’anno i posti saranno 2.592 per passare entro il 2012 a 2.873, ovvero 0,48 posti letto ogni 10mila residenti.
Il numero medio di pazienti assistiti annualmente per ciascuna struttura è pari a 153. L’hospice in Italia è un tipo di struttura specifica nella quale sono garantite, in regime di residenzialità, le prestazioni di cure palliative. Le cure palliative sono costituite da un complesso integrato di prestazioni sanitarie, tutelari, assistenziali e alberghiere fornite con continuità nell’arco delle 24 ore a malati affetti da malattie inguaribili, in fase avanzata ed evolutiva. L’attenzione verso questo tipo di assistenza in Italia ebbe inizio negli anni ottanta, con Vittorio Ventafridda, fondatore del movimento italiano delle cure palliative, ma è nell’ultimo decennio che gli hospice hanno conosciuto un vero e proprio sviluppo.

L’oncologia dal punto di vista dell’infermiere
Un manuale dal taglio “clinico” quello pubblicato nella collana Oncologia ed Ematologia da Il  Pensiero Scientifico Editore a cura di Alberto Ravaioli (2010, pag. 280, euro 44,00). Un testo scritto per consentire anche agli infermieri di interpretare tutta la complessità del paziente oncologico e della sua patologia. Manuale di oncologia per infermieri si propone, infatti, come un'utile guida per il personale sanitario non medico al fine di offrire soluzioni e spunti di riflessione per una migliore qualità della cura. Perché nozioni, organizzazione, managerialità, sono elementi fondanti, ma non sufficienti. La tesi di Ravaioli è, infatti, che sia l’afflato clinico e personalistico che fa dei curanti figure di riferimento per tutti i pazienti. Manuale di oncologia per infermieri tratta quindi, in modo esaustivo, la maggior parte delle conoscenze oncologiche ed è utile sia agli studenti sia a tutti coloro che - esercitando il ruolo di infermiere - si confrontano giornalmente con i pazienti oncologici e con le loro relative e complesse, umane, problematiche.

Non solo Mozart contro il dolore
È stato dimostrato che ascoltare musica ha un effetto positivo sulla percezione del dolore e lo rende più sopportabile, in particolare durante l’esecuzione di esami o piccoli interventi. Ora, uno studio condotto da ricercatori della Johns Hopkins University (Usa) e pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine mostra come questa caratteristica sia propria anche dei suoni esistenti in natura: i pazienti che ascoltavano il cinguettio degli uccellini o lo scrosciare di una cascata durante interventi chirurgici sentivano meno dolore di quelli che venivano distratti con rumori meno piacevoli come quelli del traffico cittadino o erano lasciati in assoluto silenzio. La leggera anestesia locale effettuata in questi casi non elimina infatti completamente il dolore e il fastidio che il paziente percepisce al momento dell’esame. I ricercatori che hanno studiato le reazioni dei pazienti durante le procedure di agoaspirato hanno anche rilevato che creando intorno al malato un ambiente diverso con tendoni raffiguranti scenari naturali come montagne e foreste, accompagnati da suoni tipici di quegli ambienti poteva ridurre la percezione del dolore. Il test effettuato su 120 pazienti ha registrato esami meno dolorosi per un paziente su cinque. Riuscire a ridurre il dolore che un paziente sente durante un esame o una terapia semplicemente fornendogli un ambiente più rilassante e distraendolo con suoni e immagini piacevoli che rievocano e tranquillità sarebbe quindi un metodo sicuro di anestesia naturale.

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