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I tumori che parlano al maschile
Maela Officio, N. 4 aprile 2004
A fine settembre 2003 a Copenaghen si sono riuniti per il congresso Ecco 12 (European Cancer Conference), oltre 10 mila esperti provenienti da ogni parte del mondo. Obiettivo dellincontro, patrocinato dallOrganizzazione Mondiale della Sanità, è stato fare il punto sulla diffusione delle patologie tumorali.
Il nostro interesse si concentra in questa sede sulle neoplasie che più di frequente colpiscono la popolazione maschile. Per due motivi: pare che gli uomini, di età compresa tra 18 e 40 anni, rispetto alle coetanee si sottopongano con minor frequenza a una visita di controllo, soprattutto in mancanza di sintomi. Così, se fino a non molto tempo fa, il momento della visita di leva rappresentava un appuntamento fisso per un uomo giovane, ora che anche quello è stato annullato, si crea una difficiltà in più. Inoltre, ci è sembrato importante parlare di prevenzione al maschile, in relazione a un grave problema di salute pubblica come quello rappresentato dai tumori. Con il contributo di autorevoli specialisti, abbiamo scelto di approfondire aspetti epidemiologici e terapeutici di alcune tra le più diffuse patologie oncologiche, soffermandoci su incidenza e mortalità, principali fattori di rischio e un consiglio su come prevenirle o diagnosticarle tempestivamente.
I tumori del testicolo e del pene
I tumori del testicolo sono tra le neoplasie più frequenti nei maschi di età compresa tra i 15 e i 35 anni, il tumore del pene è invece più raro. Ne parliamo con il dottor Maurizio Ruggieri, Dirigente di 1° livello, responsabile dellUnità Semplice di Andrologia dellAzienda Ospedaliera di Pavia, Ospedale di Voghera.
Stando a recenti studi statistici, il tumore del testicolo è il più frequente nelluomo giovane nel pieno della maggiore attività sessuale. Tuttavia non si può affermare che questa costituisca una vera causa dinsorgenza. A questo proposito ci sono solo delle ipotesi e tra queste fattori ormonali, eventuali traumi ecc. Il tumore del pene è invece meno diffuso: si registra unincidenza pari allo 0,4-0,6 percento e in genere colpisce dopo i 55 anni.
La distinzione delle varie forme tumorali, nel caso dei tumori del testicolo, è una questione più complessa. Sommariamente spiega il dottor Ruggieri si distinguono tumori a cellule germinali e non germinali. Il più frequente è il seminoma. Il mio consiglio per attuare unadeguata diagnosi precoce è di effettuare lautopalpazione del testicolo. In tal senso, la Società Italiana di Andrologia (SIA) sta curando una campagna di informazione che contribuisca ad affermare sempre più la figura dellandrologo, inteso come ginecologo delluomo.
Continua poi lesperto: Tra i fattori di rischio più noti si annoverano il criptorchidismo, ossia un testicolo che alla nascita non è disceso nella sua sede naturale, e altre manifestazioni quali latrofia testicolare. È importante non sottovalutare comunque nessun sintomo.
Trattandosi di patologie a carico dellapparato genitale, ad andarci di mezzo non è solo la salute fisica del paziente, ma anche il suo equilibrio psicologico. La psicologia oncologica ci dice che la sessualità, in presenza di una patologia come quella oncologica, passa inizialmente in secondo piano, precisa il dottor Ruggieri. Ma, superata la fase critica, il vero problema risulterà essere linfertilità. Le terapie antiblastiche guariscono oltre il 90 percento delle neoplasie del testicolo, ma la maggiore sopravvivenza globale si accompagna a un aumento di sterilità indotta dalle stesse.
La deposizione del liquido seminale in apposite banche dello sperma, attraverso la crioconservazione, rappresenta attualmente la tecnica di preservazione ottimale.
I tumori della gola
Le neoplasie a carico della gola si presentano asintomatiche nelle fasi iniziali, quindi con scarse possibilità di essere diagnosticate precocemente. Abbiamo chiesto al professor Eugenio Mira, Direttore della Clinica Otorinolaringoiatrica dellUniversità di Pavia, U.O di Otorinolaringoiatria, presso lIRCCS Policlinico S. Matteo di Pavia, di tracciare per noi un quadro generale della situazione. Il termine gola, in uso nel linguaggio comune, precisa lo specialista, sta ad indicare due regioni distinte, la faringe e la laringe. La situazione italiana, per incidenza e mortalità, non si discosta da quella degli altri Paesi dellUnione Europea e degli Stati Uniti: questi tumori rappresentano circa il 7 percento dei tumori maligni negli uomini e il 2 percento nelle donne. Lincidenza sembra essere maggiore per il tumore della laringe nelle donne (probabilmente per laumento del numero di fumatrici).
Tra le cause principali che ne determinano linsorgenza il fumo rappresenta di gran lunga la causa principale. In soggetti che fumano circa 15 sigarette al giorno, il rischio di svilupparli è aumentato di 3-4 volte rispetto ai non fumatori; per livelli di fumo maggiori (20 sigarette/giorno o oltre) sale a 9-10 volte. Il secondo responsabile è il consumo di bevande alcoliche: in questo caso il rischio è proporzionale alla quantità di alcool assunta. Quanto alla prevenzione, il professor Mira ovviamente suggerisce la completa abolizione, se possibile, o la riduzione del fumo e delluso di bevande alcoliche.
I sintomi che manifestano la presenza delle neoplasie alla gola sono comuni con patologie di altra natura, e questo rende la diagnosi spesso difficile. Spiega lo specialista: Per i tumori della faringe il sintomo più frequente è un vago e persistente mal di gola o una difficoltà nella deglutizione. I tumori della laringe spesso esordiscono con gli stessi disturbi, ma quello più frequente è una progressiva raucedine o disfonia. Per tutti i tumori della gola il primo sintomo può essere anche la comparsa di una tumefazione laterale del collo. La diagnosi si fa con una visita specialistica otorinolaringoiatrica, che oggi si avvale della strumentazione endoscopica. La diagnostica per immagini invece (TC e RMN) è utile per definire la sede e lestensione del tumore.
Tra le terapie in uso la chirurgia è di certo il trattamento di prima scelta, continua il professor Mira. Nelle forme estese sono indicati i trattamenti integrati di chirurgia, radioterapia, chemioterapia.
I tumori della prostata
La prostata può essere la sede di malattie infiammatorie, ma anche di tumori maligni. Tra di essi ladenocarcinoma prostatico. Ce ne parla il professor Pierpaolo Graziotti, Responsabile dellUnità Operativa di Urologia dellIstituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Il carcinoma della prostata ha un riscontro elevato con il crescere delletà arriva al 50-60 percento dei casi intorno alla 7° decade di vita ed è la seconda causa di morte per tumore nel maschio e la prima dopo i 65 anni con unincidenza annua, in Italia, di 12 casi ogni 100.000 abitanti.
Tra i fattori di rischio che ne favoriscono linsorgenza, vanno ricordati la razza negra (oltre il 30 percento di incidenza in più rispetto alle altre razze) e la familiarità. Sembra inoltre che luso di grassi animali possa incrementare il rischio. Quale misura preventiva si raccomanda lassunzione di frutta, verdura e cereali.
Quanto alla diagnosi precoce della malattia, risultati promettenti sono stati ottenuti in uno studio Tirolese e in un altro Canadese, che dimostrerebbero una riduzione della mortalità con esame clinico e PSA. Sono necessarie tuttavia ulteriori conferme che saranno disponibili solo tra qualche anno. Di recente poi è stato pubblicato uno studio nellambito della prevenzione farmacologica atto a dimostrare lefficacia di una molecola, la Finasteride. Purtroppo i risultati sono contrastanti: da un lato il prodotto riduce la percentuale di pazienti che sviluppa un carcinoma della prostata, dallaltro i tumori riscontrati nei pazienti trattati sono molto più aggressivi.
La sintomatologia di un carcinoma prostatico è quasi sempre del tutto assente. Per la diagnosi ci si affida alla esplorazione rettale e al dosaggio del PSA: quando questo raggiunge determinati valori, in base alletà del paziente, alle dimensioni della prostata e a un eventuale diagramma di crescita nel tempo, è opportuna una biopsia ecoguidata della ghiandola.
Le terapie accreditate per le forme localizzate, suggerite dalle linee guida delle maggiori società scientifiche, sono la chirurgia radicale e la radioterapia eseguita con tecnica tradizionale o con linfissione di semi radioattivi (brachiterapia). Nelle forme localmente avanzate possono essere proposte ambedue le suddette tecniche. Quando la malattia viene scoperta già estesa ad altre parti del corpo, è utile un trattamento ormonale che peraltro ne pospone la progressione senza modificare la sopravvivenza del malato.
I tumori del colon-retto
Il carcinoma colon-rettale (CCR) è una delle patologie oncologiche più temute e più diffuse. A illustrarci la situazione è il professor Antonio Catona, Primario di Chirugia Generale e Mininvasiva presso la Fondazione Maugeri di Pavia: Secondo i dati dellOMS, nel 2000, lincidenza del cancro del colon-retto negli uomini è stata del 6,4 percento. In Italia ogni anno sono diagnosticati 30-50 casi di tumori del colon-retto ogni 100.000 abitanti ma, fortunatamente, negli ultimi anni si sta registrando un calo sia dellincidenza sia della mortalità.
Linsorgenza del CCR è legata a molteplici cause. Più che di cause specifiche si può parlare di fattori di rischio, precisa il professor Catona, e possono essere dietetici, clinici ed ereditari. Unalimentazione ricca di grassi e proteine animali sembra favorirne lincidenza, così come un eccessivo consumo di alcol. Da un punto di vista clinico, il tumore può originare da un polipo adenomatoso che in circa l1 percento dei casi evolve verso un tumore maligno. Tuttavia si sa ancora poco a riguardo. Infine, esiste una minoranza di casi di carcinoma del colon-retto a chiara trasmissione ereditaria, correlata a poliposi adenomatosa familiare o alla sindrome di Lynch.
Per individuare il tumore in una fase precoce, continua lesperto, o addirittura per prevenirne linsorgenza, è consigliabile effettuare periodicamente esami quali la ricerca di sangue occulto nelle feci, a partire dai 50 anni, o la rettosigmoidoscopia. Nei soggetti invece ad alto rischio, quali quelli con sindromi genetiche o familiarità, è necessario ricorrere alla colonscopia totale. Una volta dimostrata la presenza del tumore, spiega il professor Catona, la scelta del trattamento più indicato, tra chirurgia, chemioterapia, radioterapia, dipende dallo stadio della malattia. Ovviamente, la prognosi è migliore quanto più il tumore è diagnosticato e rimosso precocemente.
I tumori del polmone
Il dottor Giuseppe Chiesa dal 2001 è Responsabile della Sezione di Chirurgia Mininvasiva dellUnità Operativa di Chirurgia Toracica di Humanitas Gavazzeni di Bergamo. Ci siamo rivolti a lui per saperne di più sui tumori del polmone. Il tumore polmonare rappresenta la principale causa di morte per neoplasia. Secondo i più recenti dati dellOMS, nel mondo oltre 1 milione di individui si ammala ogni anno di tumore del polmone. Oggi si ritiene che la mortalità mondiale abbia raggiunto una fase stazionaria nel sesso maschile, mentre appare in continua e forte crescita nel sesso femminile.
Tra le cause che ne determinano linsorgenza quelle più importanti sono la predisposizione ereditaria e le anomalie genetiche, il fumo di tabacco, i fattori legati allambiente e alloccupazione. Numerosi studi sperimentali e clinici sono concordi nel confermare la stretta correlazione tra fumo, anche passivo, e insorgenza delle neoplasie polmonari. Inoltre è dimostrato come il rischio di svilupparle sia correlato anche allesposizione ad alcune sostanze industriali (lasbesto, larsenico, il nickel ecc.) e radioattive (luranio, il radon).
Adottare uno stile di vita sano è sicuramente limpegno principale per attuare una giusta prevenzione primaria, mentre con lapplicazione di screening adeguati è possibile effettuare una diagnosi precoce.
Quanto alla sintomatologia del tumore polmonare, purtroppo spesso è subdola o pressoché silente, tanto che non è infrequente il riscontro occasionale alla radiografia del torace di una lesione polmonare. Senza nulla trascurare, la tosse produttiva o secca costituisce il più comune sintomo. Senza allarmarsi, è importante studiarne bene le caratteristiche quali lintensità, la durata e il tipo di espettorato. Anche la febbre e il dolore toracico sono sintomi aspecifici, ma proprio per questo quando si presentano ricorrenti e a lenta risoluzione è consigliabile un approfondimento diagnostico. Delle tecniche diagnostiche più accreditate oggi la radiografia del torace mantiene la sua importanza come primo esame; ad esso si possono associare TC, broncoscopia, agobiopsia o agoaspirato sotto guida TC, oppure la PET. La terapia di prima scelta è sicuramente la chirurgia che, da sola o in associazione alla radiochemioterapia, offre i migliori risultati a distanza, in particolare nei tumori in stadio iniziale.
I tumori epatopancreatico
LItalia si pone tra i Paesi europei ad elevata incidenza nei tumori epatici: 6.9 ogni 100.000 nei soggetti di sesso maschile e 2.7 ogni 100.000 nei soggetti di sesso femminile, secondo i dati del registro tumori della Provincia di Varese. Così ci introduce allargomento il professor Renzo Dionigi, Rettore dellUniversità dellInsubria e luminare allOspedale di Circolo di Varese. Numerosi sono i fattori di rischio per le neoplasie epatiche primitive, tra cui lepatite cronica B, C e D e la cirrosi etiltossica. Tra le altre cause meno frequenti: il consumo cronico di tabacco, lesposizione a cancerogeni (arsenico, radiazioni ionizzanti, cloridrato di vinile), alcune infezioni parassitarie. I tumori epatici metastatici invece sono correlati alla sede del tumore primitivo.
Per attuare una buona prevenzione è fondamentale quindi agire sui fattori di rischio, cercando di prevenire labuso alcolico e di sottoporre la popolazione a rischio (ad esempio i lavoratori del settore sanitario) a vaccinazioni di massa, consiglia il professor Dionigi.
Quanto alle tecniche diagnostiche più accreditate, oggi lecografia (o ultrasonografia), è lesame più affidabile per la diagnosi dei tumori epatici; ulteriori indagini di approfondimento sono rappresentate dalla TC e dalla risonanza magnetica nucleare.
Tra le possibilità di cura, continua lesperto, la terapia di scelta per il tumore epatico è lintervento chirurgico. Le tecniche più recenti, utilizzate in alternativa o come supporto alla chirurgia tradizionale, sono la radiofrequenza, la crioterapia, lalcolizzazione, la chemioembolizzazione. E conclude: Le possibilità di guarigione dipendono, come sempre, dallo stadio della malattia e dalle condizioni generali del paziente.
Diverso è il caso del carcinoma pancreatico. Nei Paesi occidentali oggi presenta una incidenza stabile e occupa il terzo posto dopo il cancro del polmone e quello del colon tra le neoplasie causa di morte nei soggetti di sesso maschile tra i 35 e i 54 anni. La chirurgia resettiva radicale è lunica terapia che abbia dimostrato qualche effetto sulla prognosi del carcinoma pancreatico in stadio iniziale.
Le leucemie e i linfomi
Il dottor Emanuele Angelucci, Direttore della Struttura Complessa di Ematologia e Centro Trapianto Cellule Staminali Emopoietiche allOspedale Oncologico Armando Businco dellAzienda USL 8 di Cagliari, ci aiuta a trattare il quadro complesso che si presenta per le leucemie e i linfomi. Per quanto riguarda aree geografiche italiane ed europee ogni indagine epidemiologica deve prendere in considerazione fasce di popolazione di età simile, in quanto tutte le patologie proliferative presentano maggiore incidenza nelle età avanzate (ad esempio lincidenza della leucemia mieloide acuta è di circa 1 caso ogni 100.000 per anno al di sotto dei 10 anni, e altri 20 casi ogni 100.000 per anno nelle ultime decadi di vita). Per quanto riguarda la mortalità il discorso non può essere generale, ma dovrebbe essere specifico per tipo di leucemia e fasce di età. Per i pazienti di oltre 60 anni la probabilità di sopravvivenza a 10 anni non supera il 10 percento. Per il linfoma di Hodgkin la probabilità di guarigione del giovane adulto è di circa il 70 percento, mentre i linfomi non-Hodgkin sono troppo variegati per esprimere un dato aggregato.
Largomento è di difficile trattazione anche per quanto riguarda lindividuazione dei fattori di rischio. Le malattie mielo e linfoproliferative hanno una genesi complessa e multi-fattoriale. Si ritiene che esplichino un ruolo importante lalterazione del processo di trascrizione del DNA, come pure la familiarità con la malattia o situazioni predisponenti quali la sindrome di Down, lanemia di Fanconi, le immunodeficienze ecc.
Da quanto si evince, è clinicamente impossibile parlare di prevenzione sia in termini di prevenzione primaria, sia di diagnosi precoce, soprattutto nel campo delle leucemie acute.
Le tecniche diagnostiche alle quali ci si affida sono quelle standard (radiologiche, di laboratorio, cito-istologiche). Il grande passo in avanti degli ultimi anni riguarda lindividuazione del difetto molecolare responsabile delle patologie proliferative e lo sviluppo di terapie mirate sullo stesso. Due esempi di questo progresso sono la leucemia acuta promielocitica e più recentemente la leucemia mieloide cronica.
Indirizzi utili
- Dottor Maurizio Ruggieri
Unità Semplice di Andrologia, A. O. di Pavia Ospedale di Voghera
tel. 0383.695788
- Professor Eugenio Mira
Unità Operativa di Otorinolaringoiatria IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia
tel. 0382.526239
- Professor Pierpaolo Graziotti
Unità Operativa di Urologia Istituto Clinico Humanitas di Rozzano
tel. 02.82244503
- Professor Antonio Catona
Chirugia Generale e Mininvasiva Fondazione Maugeri di Pavia
tel. 0382.592292
- Dottor Giuseppe Chiesa
Chirurgia Mininvasiva, Unità di Chirurgia Toracica Humanitas Gavazzeni di Bergamo
tel. 035.4204728
- Professor Renzo Dionigi
Ospedale di Circolo di Varese, Università dellInsubria
tel. 0332.278.395/539
- Professor Emanuele Angelucci
Struttura Complessa di Ematologia e Centro Trapianto Cellule Staminali Emopoietiche
Ospedale Oncologico Armando Businco, A. O. di Cagliari
tel. 070.609.5416/5319
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