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Uno sguardo al futuro

Cristina Mazzantini, N. 4 aprile 2004

Grazie a molte scoperte scientifiche, negli ultimi anni ci sono stati notevoli progressi nella diagnosi e soprattutto nella terapia delle leucemie, dei linfomi e del mieloma. Infatti i ricercatori di tutto il mondo, Italia compresa, hanno messo a punto nuove metodiche sia terapeutiche che farmaceutiche, da affiancare alla chemioterapia, alla radioterapia e al trapianto di cellule staminali. Queste cure, pur mantenendo ancora una posizione privilegiata, non saranno più, specialmente per gli ematologi, le sole strade percorribili per vincere i “temibili” tumori del sangue. Finalmente gli oncologi avranno a disposizione ulteriori strumenti per curare al meglio qualsiasi paziente, persino il più anziano. Chiunque potrà avere maggiori possibilità di sconfiggere la malattia neoplastica, di aumentare la sopravvivenza e, nella migliore delle ipotesi, guarire. Tale evento fino a un ventennio fa era molto raro. Oggi non è più così. Secondo le ultime stime, circa il 60-70 percento dei pazienti con un tumore del sangue guarisce, soprattutto se è un soggetto giovane.
Alla luce di questi successi, l’AIL, Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, ha deciso di impegnarsi per far conoscere ai cittadini le nuove opportunità terapeutiche. Ma, soprattutto, informare quanto esse siano a disposizione di tutti i malati (dal Nord al Sud, senza alcuna esclusione). Per questo l’AIL ha promosso una Campagna di sensibilizzazione intitolata “Il futuro che c’è: la nuova sfida contro i tumori del sangue”. L’iniziativa toccherà nove capoluoghi rappresentativi di tutta Italia e si concluderà a Roma, in giugno, per la “Settimana Europea contro leucemie, linfomi e mieloma”. La campagna, presentata a Roma in Campidoglio, comprende anche un manifesto sottoscritto da oltre 100 tra politici, personaggi della cultura, dell’arte, dello spettacolo, medici e scienziati. Solo per fare alcuni nomi: Margherita Hack, Piero Angela, Umberto Veronesi, il ministro Girolamo Sirchia, il vice-premier Gianfranco Fini, il senatore Francesco Cossiga, l’onorevole Luciano Violante, Luciano Pavarotti, Virna Lisi, Pippo Baudo e Francesco Totti.
Per l’occasione, il professor Franco Mandelli, vicepresidente dell’AIL, assieme ad altri colleghi, ha ritenuto opportuno fare lo stato dell’arte dell’oncologia ematologica italiana: “La ricerca di base e quella applicata alla clinica hanno realizzato passi da gigante e stanno bruciando le tappe con nuove molecole che hanno fornito risultati assai buoni. Questi dati insperati hanno consentito, in alcuni casi, un veloce trasferimento dalla ricerca di base alle applicazioni cliniche. Possiamo parlare sicuramente di un successo perché, come ben sa la classe medica, di solito i tempi del passaggio dalle sperimentazioni alla disponibilità delle terapie sono molto lunghi (a volte un decennio)”. Poi Mandelli ha sottolineato: “Un’importante trasformazione è avvenuta nella cura di una specifica forma di leucemia acuta. Mi sto riferendo a quella promielocita. Si tratta di una varietà di leucemia assai aggressiva che fino a poco tempo fa, senza dubbio, rappresentava una delle più gravi. Era molto temuta da noi ematologi perché conduceva alla morte la maggior parte dei pazienti”.
E ora, almeno secondo i dati della più accreditata letteratura scientifica, qualcosa è cambiato? Mandelli ha chiarito: “Fortunatamente le cifre sono dalla nostra parte. Infatti, ora nei nostri reparti abbiamo un’elevatissima percentuale di guarigioni, oltre il 70 percento”.
A cosa si può attribuire questo cambiamento radicale, persino repentino? “Possiamo sicuramente affermare che uno degli agenti che favoriscono un esito positivo della malattia è l’utilizzo di un derivato della vitamina A. Ovvero l’acido retinoico, ampiamente utilizzato per la cura degli occhi. Esso è in grado di liberare il paziente dalla neoplasia, senza però, come avviene di solito, uccidere le cellule leucemiche, piuttosto facendole maturare, quindi facendole ritornare normali”, ha sempre puntualizzato il nostro esperto. “L’abbinamento di tale molecola con chemioterapici tradizionali, fra i più attivi, ha favorito risultati inimmaginabili persino per la classe medica. L’acido retinico, dunque, ha fatto da apripista per la ricerca di nuove sostanze che abbiano un meccanismo d’azione simile. Per essere ancora più chiari: molecole in grado di differenziare le cellule neoplastiche senza però andare a colpire le cellule sane. Si tratta, in fondo, di riuscire a evitare il procedimento tipico della chemioterapia”.
Le affermazioni entusiastiche del professor Mandelli sono state confermate dal presidente del comitato scientifico dell’AIL, il dottor Pierluigi Rossi Ferrini, che ha puntualizzato: “Le leucemie, i linfomi e il mieloma sono tumori maligni che colpiscono i tessuti in cui si forma il sangue. Si distinguono leucemie mieloide e linfatiche (a carico del midollo osseo oppure del sistema linfatico), ciascuna delle quali a sua volta può essere definita acuta o cronica in base al decorso di settimane oppure di anni, secondo la sua storia naturale. Nei linfomi bisogna riconoscere forme a elevato, intermedio o basso grado di malignità. Anche nel mieloma si individuano forme rapidamente aggressive oppure lentamente striscianti”. Dopo aver accennato ai differenti tipi di carcinomi ematici, il dottor Rossi Ferrini ha esposto la sua posizione riguardo alla diagnosi: “Va riconosciuto che la diagnosi di tutte queste malattie non può essere generica, ma deve giungere a precisarne le caratteristiche biologiche e il decorso. Perciò il soggetto con neoplasia deve essere sottoposto a tutta una serie di esami, che vanno dallo studio microscopico delle cellule del tessuto malato a una valutazione istologica, cromosomica, immunologica e molecolare”. È stato evidenziato anche in campo diagnostico che si sono avuti dei successi. “Infatti accanto alla diagnosi tradizionale, che conserva tuttora il suo valore, si sta facendo strada un’ematologia senza microscopio. Questa comporta procedure diagnostiche molto più complesse rispetto al passato”, ha puntualizzato il presidente del comitato scientifico. “Ora, però, non è più possibile fare a meno di una diagnosi completa e puntuale. Il motivo? Esiste nell’ematologia attuale un ampio ventaglio di cure efficaci da impiegare razionalmente in base al tipo di malattia, alle peculiarità biologiche, alla gravità, alle condizioni generali dell’organismo. Disponiamo, infatti, di una chemioterapia aspecifica che blocca la riproduzione cellulare in modo indiscriminato. Possediamo anche una nuova e efficace terapia specifica che ha come bersaglio le cellule che presentano particolari caratteristiche molecolari. Ci riferiamo a molecole capaci di distruggere soltanto le cellule che presentano determinate caratteristiche, colpendo quelle sole e risparmiando tutte le altre. In parole semplici, sono le cosiddette “pallottole magiche” della terapia specifica. Sono quegli anticorpi impiegati nell’immunoterapia dei linfomi e della leucemia linfatica cronica e quegli chemioterapici selettivi che hanno come bersaglio le alterazioni biochimiche specifiche di particolari leucemie, diventati ormai la terapia di prima scelta per la leucemia mieloide cronica”.
A proposito della “specificità” delle molecole, il professor Mandelli ha espresso la sua posizione: “Vale il medesimo principio di poter impiegare farmaci mirati con scarsa tossicità che non interferiscono sulle cellule sane ma che agiscano esclusivamente su quelle neoplastiche. Tale scopo è stato ottenuto grazie alla sintesi di proteine fornite di una capacità anticorpale diretta verso antigeni presenti nelle cellule neoplastiche. Gli anticorpi si legano agli antigeni e distruggono le cellule che li esprimono.
È stato sintetizzato un primo anticorpo abbondantemente impiegato in clinica. Si tratta dell’anticorpo Cd20, diretto contro l’antigene Cd20, che è espresso dalle cellule linfatiche di tipo B. L’applicazione in terapia di questo anticorpo, utilizzato sia da solo che in abbinamento con chemioterapici, ha permesso di ottenere risultati incoraggianti. Si è registrato infatti un sensibile aumento delle risposte terapeutiche, della sopravvivenza e di guarigione”, ha chiarito l’ematologo romano che ha aggiunto: “La molecola, appena descritta, è molto attiva anche nella leucemia linfatica cronica e in altre neoplasie ematologiche”.
Gli esperti presenti a Roma hanno sottolineato poi come vi siano in corso diversi studi sperimentali su altri anticorpi per tutti quei pazienti che non rispondono alle terapie esistenti e, soprattutto, per quei malati recidivanti, non più trattabili con chemioterapia. “Sono in sperimentazione, con risultati preliminari molto interessanti, nuovi anticorpi, diretti contro antigeni presenti su cellule linfatiche di tipo T, e anticorpi coniugati con isotopi radioattivi che ne aumentano l’attività nei confronti delle cellule neoplastiche”, ha chiarito ancora Mandelli. “È già impiegato in protocolli terapeutici un anticorpo diretto contro un antigene (Cd33), presente sulle cellule della leucemia mieloide acuta, con risultati positivi anche in pazienti anziani”.
Rifacendoci alla più recente letteratura scientifica, oltre ai farmaci “anticorpali” esiste un altro settore di ricerca che potrebbe aprire la porta a scenari molto interessanti. L’attenzione degli scienziati è puntata su molecole che interferiscono sui meccanismi di trasformazione delle cellule sane in quelle neoplastiche. “Il prototipo di questi farmaci è l’Imatinib, già in commercio per la terapia della leucemia mieloide cronica. La sua attività consiste nel blocco della tirosinchinasi, enzima che trasforma la cellula normale in cellula leucemica favorendone la proliferazione e moltiplicazione”, ha precisato il vicepresidente dell’AIL. “La risposta a questo farmaco si ha, nella quasi totalità dei pazienti con leucemia mieloide cronica, con la normalizzazione dei valori ematologici e la scomparsa della malattia. Ma soprattutto si registra una risposta a livello citogenetico, con la scomparsa dell’alterazione cromosomica. Ovvero conosciuto come il cromosoma Philadelphia”.
Gli esperti hanno poi discusso dell’utilizzo di cellule staminali nelle neoplasie ematologiche. Perché anche in questo campo la ricerca sta apportando sensibili cambiamenti. Infatti per il momento gli ematologi hanno a disposizione, non solo, le cellule staminali di un fratello compatibile, ma anche quelle dei donatori volontari e quelle del cordone ombelicale. È vero che, attualmente, si può ricorrere al trapianto allogenico in circa il 60 percento dei pazienti. Ormai è stato brillantemente superato il limite dell’impiego di cellule da donatore, dovuto alla tossicità, grazie all’introduzione di trattamenti chemioterapici preimpianto, cosiddetti d’intensità ridotta. Tali farmaci comportano una minore tossicità e un’efficacia maggiore, dovuta a un effetto immunoterapico contro le cellule neoplastiche.
L’ematologia oncologica è stata l’antesignana di tante innovazioni che hanno avuto ricadute importanti per l’oncologia come: le prime guarigioni nelle leucemie acute; l’individuazione di alterazioni specifiche di malattie che vanno dall’assetto dei cromosomi alla biologia molecolare; la messa a punto di chemioterapie selettive, di terapie differenziate, di modificazioni dell’ambiente cellulare. Anche i trapianti di midollo osseo aprono oggi orizzonti importanti per la medicina rigenerativa. “Credere a “un futuro che c’è” accende una sfida appassionata contro i tumori del sangue. Ma si può ragionevolmente sperare che questa sfida finisca per portare anche nuove e importanti conquiste per la cura degli altri tumori”, ha puntualizzato il dottor Ferrini.
In conclusione, è stato ricordato come l’iniziativa dell’AIL sia nata e si sia concretizzata per far capire ai pazienti e ai loro familiari che un futuro c’è e che sono a disposizione di tutti le migliori terapie del momento. “Non possiamo permetterci di trattare un paziente in modo non ottimale, privilegiando gli aspetti economicistici rispetto a quelli clinici”, ha sottolineato il professor Mandelli. “Per questo motivo si è deciso di ribadire in modo forte, attraverso una dichiarazione-manifesto, i valori che supportano tutta la campagna. Noi medici intendiamo infatti impegnarci nella ricerca e in una battaglia contro le neoplasie ematiche, per garantire a tutti l’accesso alle terapie più efficaci e innovative. Inoltre chiediamo, ma in parte è stato già ottenuto, un forte consenso dei politici e delle istituzioni. Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere il maggior numero di cittadini e di privati perché diventino la vera forza trainante”.

L’iniziativa dell’AIL
L’Associazione Italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma, ha promosso una Campagna di sensibilizzazione e d’informazione sulle disponibilità di nuove prospettive di cura per tutti i cittadini residenti in Italia.
L’iniziativa, “Il futuro che c’è. La nuova sfida contro i tumori del sangue”, è partita l’11 febbraio da Roma. Si avranno 9 serate-evento, nei teatri di nove capoluoghi, condotte da Paola Saluzzi, con la partecipazione di medici, pazienti e volontari dell’AIL e personaggi dello sport e dello spettacolo. Il calendario degli appuntamenti è Bergamo (16 febbraio), Padova (1 marzo), Ancona (8 marzo), Bologna (5 aprile), Torino (26 aprile), Palermo (3 maggio), Bari (17 maggio), Pescara (24 maggio) e Sassari (7 giugno). La manifestazione si concluderà a Roma, in occasione della Settimana Europea contro le leucemie, linfomi e mieloma. Durante gli appuntamenti verranno distribuiti opuscoli che illustrano chiaramente le patologie neoplastiche e le possibilità di cura. Per maggiori informazioni e per aderire al manifesto è possibile rivolgersi a una delle 72 sezioni dell’AIL, equamente distribuite sul territorio nazionale.

Scoperto il gene del cancro alla vescica
È stata scoperta l’orgine genetica del tumore della vescica. Si tratta di uno studio messo a punto del professor Colin Copper del Britain Institute of Cancer Research e pubblicato sulla rivista scientifica Oncogene.
Il gene individuato si chiama E2F3, “l’anello mancante della conoscenza di tale malattia neoplastica”, come ha spiegato lo scienziato inglese. L’evento è importante, ha sottolineato sempre Copper, perché la quantità di proteina del gene E2F3 prodotta nel tumore è strettamente proporzionale alla gravità della prognosi. Ciò significa che quando ci sono poche copie di E2F3 la neoplasia è meno aggressiva e viceversa.
Il cancro alla vescica è assai diffuso: secondo i dati dell’OMS, ogni anno provoca nel mondo almeno 130.000 decessi e annualmente vengono segnalati circa 300.000 nuovi casi. Si tratta poi una neoplasia strettamente collegata al fumo, principale fattore di rischio, tenendo presente del 65 percento dei casi accertati tra gli uomini e del 30 percento nelle donne.
“La scoperta di E2F3 darà lo sprint a nuove terapie”, ha sostenuto Copper, “come pure darà la possibilità di fare prognosi più accurate. Infatti, in base al numero delle copie del gene espresse, si può valutare l’aggressività del cancro. E in questo modo è possibile individuare trattamenti che si adattino al singolo paziente con il massimo dell’efficacia”.

Indirizzi utili

  • AIL - Sede nazionale
    via Ravenna, 34 - 00161 Roma
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  • Ospedale San Biagio, Divisione di Ematologia
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  • Università di Bari, Cattedra di Ematologia
    Piazza Giulio Cesare, 11 - Bari
    tel. 080.5473337
  • Ospedali Riuniti, Divisione di Ematologia
    Largo Barozzi, 1 - Bergamo
    tel. 035.269111
  • Policlinico Sant’Orsola, Divisione di Ematologia
    Via Massarenti, 9 - Bologna
    tel. 051.6363680
  • Università di Bologna, Istituto di Ematologia Seragnoli
    Via Massarenti, 9 - Bologna
    tel. 051.390413
  • Ospedale Ferrarotto, Cattedra di Ematologia
    Via Citelli, 8 - Catania
    tel. 095.7435923
  • Ospedale Sant’Anna, Divisione di Ematologia
    Corso Giovecca, 203 - Ferrara
    tel. 0532.236111
  • Università di Firenze, Cattedra di Ematologia
    Viale Pieraccini, 17 - Firenze
    tel. 055.4277476
  • Ospedale San Martino, Divisione di Ematologia
    Largo Benzi, 10 - Genova
    tel. 010.5552–355469–354582
  • Istituto Europeo di Oncologia, Divisione di Oncologia Medica
    Via Ripamonti, 435 - Milano
    tel. 02.57489225–574891
  • Istituto Nazionale Tumori, Divisione di Oncologia Medica
    Via Venezian, 1 - Milano
    tel. 02.23901
  • Ospedale Maggiore Niguarda, Divisione di Ematologia
    Via Cherasco - Milano
    tel. 02.64442662
  • Università Sezione Medicina Interna, Oncologia ed Ematologia
    Largo del Pozzo, 71 - Modena
    tel. 059.24538-4019
  • Università Federico II, Divisione di Ematologia Napoli
    Via Pansini, 5 - Napoli
    tel. 081.7462037
  • Ospedale V. Cervello, Divisione di Ematologia
    Via Trabucco, 180 - Palermo
    tel. 091.6880727
  • Università di Parma, Centro Trapianti Midollo
    Via Gramsci, Parma
    tel. 0521.702515
  • Policlinico San Matteo, Divisione di Ematologia
    Piazzale Golgi - Pavia
    tel. 0382.5011
  • Università di Perugia, Sezione Ematologia e Immunologia Clinica
    Via Brunamonti - Perugia
    tel. 075.5783455
  • Ospedale di Pescara, Dipartimento di Ematologia e Centro Immuno–Ematologia, Trasfusioni del Sangue
    Via Fonte Romana - Pescara
    tel. 085.4252689
  • Ospedali Riuniti, Divisione di Ematologia
    Via Melacrino - Reggio Calabria
    tel. 0965.397222
  • Università La Sapienza, Cattedra di Ematologia
    Via Benevento, 6 - Roma
    tel. 06.85795294
  • Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, Divisione di Ematologia
    Viale Cappucini - San Giovanni Rotondo (FG)
    tel. 0882.410539
  • Ospedale Le Molinette, Divisione di Ematologia
    Corso Bramante, 88/90 - Torino
    tel. 011.6335814
  • Ospedale Mauriziano Umberto I, Divisione di Oncologia ed Ematologia
    Largo Turati, 62 - Torino
    tel. 011.5080319
  • Ospedale Civile, Divisione di Ematologia
    Campo SS. Giovanni e Paolo - Venezia
    tel. 041.5294218
  • Ospedale San Bortolo, Divisione di Ematologia
    Via Rodolfi, 37 - Vicenza
    tel. 0444.993607
  • Midollo osseo: Registro italiano donatori midollo osseo, (IBMDR – Italian Bone Marrow Donor Registry) c/o E.O. Ospedali Galliera
    via Volta 19/2 - Genova
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    www.ibmdr.galliera.it

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