|
|
Questione OGM: sono un rischio o unopportunità?
Dario Vascellaro, N. 4 aprile 2004
tabilito che esistono due categorie di alimenti, quelli che ci proteggono (di origine vegetale) e quelli che aumentano il rischio di cancro (di origine animale), e che alcuni possono diventare a rischio se prodotti in un ambiente contaminato (da residui di pesticidi, erbicidi e fungicidi, da sostanze radioattive o dal benzopirene che emana dalle città inquinate), Umberto Veronesi, oncologo ed exministro della Salute, ha suscitato un certo scalpore affermando che gli Ogm (Organismi geneticamente modificati) ci possono difendere da queste contaminazioni. Lutilizzo mirato delle modificazioni genetiche potrebbe difenderci da alterazioni nella catena alimentare minacciose per la nostra salute.
È il caso, ad esempio, del mais che, di per sé, non contiene alcuna sostanza cancerogena, ma che, coltivata in un clima eccezionalmente caldo, può essere attaccato dalla piralide, un insetto parassita che favorisce il formarsi delle aflatossine, sostanze altamente cancerogene. Il mais geneticamente modificato, invece, presenterebbe questo rischio in misura minore.
Veronesi si è detto contrario alla demonizzazione degli Ogm (come già Renato Dulbecco, altro grande scienziato italiano) e assolutamente favorevole al loro impiego, in presenza di un chiaro vantaggio per il benessere delluomo. Secondo loncologo, gli Ogm potrebbero essere anche lo strumento per inserire nei cibi le sostanze antiossidanti utili per prevenire i tumori.
Gli Ogm, dunque, potrebbero essere uno strumento prezioso per una migliore qualità delle produzioni alimentari, una maggiore protezione dagli agenti tossici e un livello superiore di sicurezza per i consumatori. Con linee guida scientificamente rigorose per lutilizzo delle biotecnologie si potrebbe assicurare un rapporto più equilibrato fra piante e animali e gli ecosistemi a essi collegati: un grande passo avanti verso una riduzione dellincidenza del cancro e le altre gravi malattie correlate allambiente e allalimentazione.
Continua ad allargarsi, daltra parte, il solco che divide chi ritiene che la rivoluzione genetica applicata ai raccolti sia uno strumento fondamentale tanto per le singole imprese quanto per il sistema mondiale e chi invece le giudica lultimo passo verso lo sradicamento dei sistemi naturali di coltivazione.
Negli ultimi centanni lagricoltura aveva già assistito a due grandi passaggi: prima la grande svolta della genetica classica, poi lesplosione della chimica. Per migliorare piante e animali, luomo mette direttamente le mani sul codice della vita: la ricombinazione del Dna è infatti destinata a modificare per sempre tutti i sistemi di produzione.
Da tempo gli scienziati cercano di migliorare le specie (piante, animali) combinando le proprietà più interessanti di ognuna, come la resistenza a determinate malattie o a certe condizioni climatiche. È così che alcune varietà si sono diffuse a scapito di altre. Questo metodo di selezione è detto classico perché ricalca la selezione naturale: gli organismi più adatti al loro territorio sono quelli più adatti a sopravvivere. Solo che la natura permette questa evoluzione unicamente allinterno della stessa specie. Due tipi di rose possono incrociarsi spontaneamente, ma questo non avviene ad esempio tra una rosa e un tulipano. Nelle piante e negli organismi transgenici, la scienza compie quello che in natura non potrebbe avvenire: trasferisce la proprietà particolare di una specie a unaltra specie. E mette a rischio la biodiversità, sottolineano i nemici degli Ogm, come Vandana Shiva, scienziata e filosofa indiana, secondo la quale con la biodiversità se ne vanno anche la ricchezza, lo sviluppo e la diversità culturale dei Paesi del sud.
Nonostante la perdurante opposizione delle organizzazioni ambientaliste, lagricoltura geneticamente modificata conquista comunque spazi di mercato sempre più importanti e sembra destinata a soppiantare in poco tempo il tradizionale metodo biologico. Gli interessi in gioco sono enormi: solo il mercato dei semi transgenici dovrebbe infatti raggiungere nei prossimi anni i 6,5 miliardi di dollari.
Secondo gli ambientalisti che non esitano a rievocare lo scandalo della mucca pazza non sarebbero state ancora approfondite le ricerche sugli effetti provocati nelluomo dagli agenti mutanti presenti nei semi. Dal canto loro, le multinazionali rispondono che lutilizzo dei prodotti transgenici riduce limpatto ambientale della coltivazione in quanto prevede un minor uso di fitofarmaci e non rappresenta nessun pericolo per lalimentazione umana e animale.
Alcuni ricercatori sostengono che lagricoltura, così come è stata finora, non è natura. La pratica agricola comporta sempre una modifica dellambiente, e inoltre oggi mangiamo i migliori prodotti ortofrutticoli mai mangiati per qualità e sicurezza, anche se si può e si deve ancora migliorare. Semmai, sostengono alcuni, il problema deriva dalluso di sostanze chimiche e non negli organismi geneticamente modificati.
Sul fronte opposto, invece, uno studioso americano denuncia che un centinaio di persone sono morte e tra 5.000 e 10.000 si sono ammalate a causa di un integratore alimentare geneticamente modificato. Il latte prodotto con ormoni geneticamente modificati, secondo Jeffrey M. Smith, ha aumentato in modo significativo i casi di cancro alla prostata e alla mammella. In Gran Bretagna, le allergie cutanee sono cresciute del 50 percento a causa della soia geneticamente modificata importata dagli Usa.
Sulle pagine del libro Seeds of deception (Semi dellinganno), Smith rivela anche come, nel processo per la creazione dei cibi Ogm, sia possibile il trasferimento negli organi umani di una categoria di geni, i cosiddetti promotori, che permettono di attivare il trans-gene. Questi geni sono considerati responsabili di imprevedibili effetti sulla salute, compresa la potenziale crescita di cellule pre-cancerogene. In particolare, il latte di mucche cresciute con un ormone geneticamente modificato contiene una quantità eccessiva di un ormone (Igf-1), che costituisce uno dei più alti fattori di rischio nella possibilità di contrarre cancro al seno e alla prostata.
Anche secondo uno dei maggiori esperti di istopatologia scozzesi, Stanley Ewen, consulente dellAberdeen Royal Infirmare, mangiare cibo geneticamente modificato potrebbe favorire il cancro. Egli sostiene che un virus del cavolfiore usato in coltivazioni geneticamente modificate attualmente testate in Scozia potrebbe aumentare il rischio di tumori dello stomaco e del colon. Il virus del cavolfiore è usato come promoter nei cibi GM, ovvero come un piccolo motore che guida lo sviluppo dei geni inseriti.
Il fronte pro-Ogm, invece, esalta le proprietà di un pomodoro geneticamente modificato, con caratteristiche benefiche per la salute delluomo e potenzialmente in grado di prevenire malattie cardiache e cancro. Il prodigioso ortaggio è stato sviluppato da un team di ricercatori britannici e tedeschi. Gli scienziati, guidati da Martine Verthoeyen dellUnilever Research di Shambrook (Inghilterra) hanno introdotto nel pomodoro un gene, prelevato dalla petunia, responsabile della sintesi di un particolare enzima che governa la produzione di un potente antiossidante, capace di neutralizzare le molecole di ossigeno che, circolando nel corpo, danneggiano i tessuti e accelerano il processo di invecchiamento. I pomodori così modificati sono in grado di produrre una quantità di antiossidanti fino a 78 volte maggiore di quella prodotta dai pomodori tradizionali, mantenendo invariato il gusto. Questa scoperta può portare allo sviluppo di functional foods a base di pomodoro.
Nel settembre del 2002 ha destato un certo clamore la patata biotech utile per prevenire il cancro alla cervice. Ricercatori americani hanno iniziato a mettere a punto, con le tecniche dellingegneria genetica, una patata contenente un vaccino contro il Papillomavirus (HPV), che si trasmette per via sessuale e che provoca la maggior parte dei tumori della cervice nellutero nelle donne. La nuova patata è stata prodotta e testata da un team di ricercatori della University of Rochester, della Cornell University e della Tulane University. Nei topi ai quali è stata somministrata, ha provocato una reazione del sistema immunitario simile a quella che si ritiene necessaria per proteggere le donne dal virus. Se i prossimi studi ne confermassero lefficacia, questa soluzione offrirebbe notevoli benefici per la prevenzione dellHPV (contro il quale non esistono attualmente vaccini). Secondo Robert Rose, del team di ricerca, i vantaggi di un vaccino orale sarebbero particolarmente significativi nei Paesi in via di sviluppo, dove si registra l80 percento delle morti per questo tumore.
La questione se considerare gli Ogm una straordinaria opportunità o un rischio per la salute, insomma, è destinata a restare dibattuta. Neanche le sperimentazioni nazionali sulle piante transgeniche, che il governo inglese ha deciso di intraprendere nel 1999 e i cui risultati sono stati presentati nellottobre dellanno scorso, hanno fornito risposte certe. Per quanto gli 8 lavori pubblicati dalla rivista della Royal Society appaiano rigorosi, dettagliati e persino pignoli, danno ben poche risposte scientificamente rilevanti e di certo non aiutano a risolvere una querelle che è di natura prettamente politica. Il progetto da 6 milioni di sterline, che per 3 anni ha impegnato tanti ricercatori in circa 70 siti sparsi per la Gran Bretagna, si è forse rivelato soltanto un esempio da manuale di scienza inutile.
Per saperne di più
Torna ai risultati della ricerca
|